L’ebbrezza della velocità
24 Marzo 2009
Gentile signor direttore, dopo aver letto "Io vado in moto" di venerdì scorso, vorrei esprimere il mio raccapriccio sulla gestione del traffico veicolare consentito.
Molti giovanotti vogliono sentirsi liberi, guidano le motociclette (le Vespe no: sono troppo tranquille), la maggior parte fanno i bulletti spericolati, diventano pericolosi, pretendono di avere ragione, che il pericolo siano gli altri… (dicono che gli incidenti casalinghi siano molti di più degli incidenti sulla strada) anche se la causa di molti incidenti (che coinvolgono loro esibizionisti e altri innocenti) è la loro presenza su veicoli a due ruote capaci di accelerazioni e velocità pazzesche.
Alcuni esseri umani cercano l’ebbrezza dell’alta velocità, e dell’aria stile galleria del vento che li accarezzi, e delle curve e contro-curve nelle quali essi possono inclinarsi a destra e/o a sinistra, in un equilibrio (precario) GIOCO di forze centrifuga, centripeta, grazitazionale e casuale, che offre "un pericoloso aspetto ludico del pericolo".
La forza centrifuga è orizzontale e corrisponde alla forza apparente dalla quale "ci si sente" spinti verso l’esterno di una curva (più stretta è la curva e maggiore è la velocità, maggiore è la forza centrifuga); la forza centripeta è orizzontale ed è esercitata dal suolo alle due ruote della motocicletta, è la forza effettiva che fa cambiare la direzione del movimento; la forza gravitazionale è verticale; le forze casuali dipendono dalla discontinuità delle caratteristiche del suolo nell’itinerario della motocicletta.
Il risultato di queste forze è una accelerazione che il guidatore impone al suo veicolo, traendo piacere dall’esternazione della sua abilità di pilota al resto del mondo.
L’ebbrezza data dall’alcool viene proibita e punita a tutti i guidatori per ovvi motivi, perché assaporarne il piacere fa diminuire l’attenzione alla realtà.
I risultati di questi due tipi di ebbrezza sono UGUALI: una perdita di concentrazione, che diventa diminuzione dell’abilità di superare le difficoltà improvvise.
Negli incidenti casalinghi la responsabilità normalmente non viene imputata (praticamente quasi mai) ai geometri che hanno progettato le abitazioni.
Negli incidenti stradali alcune responsabilità vengono imputate agli attori diretti interessati, alcune altre vengono imputate a negligenze da parte degli enti responsabili della manutenzione.
Il cervello di chi usa male i comandi per giocare con la strada non è nè dentro ai pensatori del piano urbano del traffico nè dentro ai pensatori del piano urbano della mobilità nè dentro ai realizzatori del manto stradale.
La soddisfazione per il guidatore medio sta nel riscontro che la bassa frequenza di impreviste forze casuali permetta loro di esprimere la loro abilità a governare un veicolo che li esalti.
Ci sono anche guidatori più scrupolosi e guidatori più esaltati.
I guidatori non scrupolosi sono a discapito della sicurezza stradale.
Il problema non è la presenza delle motociclette, ma la pericolosità dell’atteggiamento prevalente dei motociclisti.
Grazie per lo spazio concessomi.



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