L’indifferenza non è vita
19 Febbraio 2011
Egr.Direttore,
facendo seguito ad altre lettere sull’argomento e ritenendo di fare cosa gradita ai lettori, vorrei riportare il testo di Antonio Gramsci letto con grande efficacia al festival della canzone italiana di San Remo da Paolo Kessisoglu e Luca Bizzarri.
Una scelta giudicata da molti quanto mai opportuna e preziosa nella giornata della manifestazione popolare sanremese dedicata all’unità d’Italia.
Desidero aggiungere che l’"odio" per gli indifferenti che viene espresso nel testo riportato è parte della battaglia politica e culturale condotta per un nuovo umanesimo."Il nostro paese non ha tradizioni brillanti perciò che riguarda le qualità morali dell’uomo". Partendo da questo assunto, Gramsci riteneva che le lunghe invasioni e il dominio di una cultura oscurantista e controriformista disposta a sorvolare sui "vizi privati" soprattutto dei potenti ("chi è senza peccato scagli la prima pietra") "hanno per secoli e secoli corrotto e depravato il costume in una maniera inaudita"(…) Lo scetticismo, la slealtà, il tradimento hanno guastato fin le radici più profonde dell’umanità italiana, che ha così conosciuti figuri quali Maramaldo, avventurieri quali Casanova,uomini di stato quali il duca Valentino, che non hanno riscontro in altri paesi". Queste illuminanti parole sono state scritte da Antonio Gramsci nell’ottobre del 1921 su " L’ Ordine Nuovo" in un articolo che intendeva riflettere sulla vita morale del nuovo partito che egli aveva contribuito a fondare, il Partito Comunista d’Italia. Per il ruolo politico che sto svolgendo e senza alcuna presunzione, voglio rimarcare che il Pattito di Gramsci, Togliatti, Longo e Berlinguer, avendo anche la buona sorte di simili radici, ha dato un contributo indiscutibile alla storia dell’Italia e alla libertà,all’ ‘unità patriottica e amicizia internazionale, al progresso e alla partecipazione dei lavoratori e dei ceti popolari e, secondo l’insegnamento dei fondatori, alla lotta rigorosa, che oggi in modo particolare non dovrebbe ammettere indifferenza, per una nuova etica politica nel nostro paese.
Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E’ la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto ad ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Antonio Gramsci, "La città futura", 1917



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