L’‘irrazionale razionalizzazione’: tre variazioni sul tema
3 Dicembre 2008
Egregio direttore,
la micidiale politica della ‘razionalizzazione’, condotta dalla coppia Tremonti-Gelmini, mira a destrutturare (se non a distruggere) la scuola, l’università e la ricerca pubbliche per asservire il sistema formativo del nostro paese alla centralità del profitto, all’ottica della restaurazione e alla volontà della disuguaglianza. Così, se si dà una scorsa alle bozze dei nuovi quadri orari approntati dal ministro, si scopre che ai tagli brutali e indiscriminati della spesa pubblica in questi settori fondamentali per la vita e il futuro del paese si sommano, affossando l’idea stessa della licealità, la soppressione del latino nei licei scientifici e la decurtazione delle ore riservate alla filosofia, penalizzata in nome della reintroduzione della educazione civica (laddove il messaggio è inequivocabile: più conformismo e meno senso critico).
Riflettendo sul senso di una simile politica, che può essere riassunto nella formula della ‘irrazionale razionalizzazione ’, ho trovato alcune analogie grazie alle quali proverò, usando un linguaggio esopiano, a mettere in luce il carattere in apparenza efficientistico e modernizzatore, in realtà riduttivo e reazionario, della ‘riforma’ Gelmini. Naturalmente, ciò che le analogie permettono di cogliere è l’identità delle relazioni, essendo, come è ovvio, gli elementi diversi (la precisazione serve a orientare la comprensione di coloro che, posti di fronte ai paragoni e alle metafore, hanno difficoltà a distinguere il ‘tenore’ dal ‘veicolo’).
Variazione n. 1. In vista di una mostra d’arte che si stava allestendo in una città, un gallerista pensò di mandarvi alcune opere dei suoi artisti e fece preparare le casse d’imballaggio. Ma, vuoi perché il falegname aveva sbagliato a misurare le sculture, vuoi perché aveva sbagliato a fabbricare le casse, accadde che delle sculture calate nelle casse restava fuori qui una testa e là un braccio. Essendo risultato inutile ogni tentativo di sistemare diversamente le sculture nelle casse, per porre rimedio a questo spiacevole inconveniente il gallerista decise di prendere un martello e si mise a dare colpi a dritta e a manca, polverizzando tutto quanto sporgeva. Quando ebbe portato a termine l’operazione di livellamento, mise a posto i coperchi e, soddisfatto, spedì le casse verso la loro destinazione.
Variazione n. 2. Nel 1944 Bruno Buozzi, grande figura di organizzatore sindacale, fu arrestato dai tedeschi e rinchiuso in carcere a Roma. Ai primi di giugno i tedeschi si ritirarono da Roma e, come merce di scambio, si portarono dietro un camion di ostaggi, tra i quali vi era Bruno Buozzi. Siccome era sovraccarico, il camion dovette fermarsi lungo la via Cassia e le guardie fecero scendere alcuni uomini, tra cui Bruno Buozzi. Una volta alleggerito, il camion poteva ripartire. Sennonché occorreva risolvere il problema degli uomini rimasti a terra, e il problema venne risolto con alcune raffiche di mitragliatrice.
Variazione n. 3. Durante la seconda guerra mondiale, le autorità militari italiane disposero che venisse fabbricato un dispositivo per accrescere la forza dei siluri. Tale dispositivo era destinato alla marina italiana e a quella tedesca. Lo richiesero però anche i giapponesi per i loro siluri, soprattutto per quelli guidati dai ‘kamikaze’. Poiché il dispositivo riduceva lo spazio riservato agli ‘aviatori suicidi’ e ridurre le dimensioni del siluro o la carica di esplosivo non si poteva, si decise di ridurre l’uomo. I ‘kamikaze’ furono quindi sottoposti, con operazioni basate su potenti anestetici, all’amputazione delle gambe. In tal modo, quando quei tronchi umani forniti solo di testa e di braccia erano in grado di operare, venivano introdotti dai loro camerati nel tubo del siluro e portati sul teatro di guerra (il Pacifico), dove, dirigendosi sugli obiettivi prescelti, andavano a esplodere sul fianco di qualche corazzata o incrociatore degli Usa.
Non molto dissìmili da questi sono, per l’appunto, i modi usati dai governi autoritari per ‘omologare’ sul piano sociale, attraverso la destrutturazione del sistema formativo pubblico, coloro che, come le statue dello scultore ricordate qui sopra, sporgono o con la testa, o con un braccio, o con un dito solo, fuori dalla cassa che occorre livellare.
Eros Barone



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