La borsa e la vita
26 Gennaio 2006
Approfittando dei sentimenti di paura ed incertezza, diffusi in molti settori sociali ed alimentati con una martellante propaganda, con l’ultima iniziativa legislativa sull’uso della legittima difesa, l’attuale maggioranza ha voluto imboccare la strada dell’ennesimo stravolgimento delle regole fondamentali di uno Stato di diritto, spacciando quesoprovvedimento quale risposta alla comprensibile esigenza di sicurezza dei cittadini. In realtà, le norme approvate sono l’ulteriore truffa legislativa ai danni del Paese e basta valutare la normativa finora vigenteper rendersene conto.
L’attuale art. 52 del codice penale (legittima difesa) stabilisce, infatti, che non è punibile chi commette un reato quando “vi è costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui dal pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa”. Quindi non è punibile chi si difende da un’aggressione, da una rapina, da una violenza, purchè sussistano l’attualità del pericolo, l’ingiustizia del comportamento altrui e la proporzionalità tra l’offesa e la difesa. Se da un lato, quindi, veniva punito chi sparava contro un ragazzo inerme illegittimamente presente nella propria abitazione, non era punibile chi, per difendere sé o altri, colpiva, anche mortalmente, un rapinatore armato o in possesso di altri strumenti atti ad offendere. Il codice, inoltre, prevede anche lo stato di necessità per cui non può essere punito “chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo” (art.54). Tali discriminanti, oltre a tutto, già oggi, sono applicabili anche allorché la persona che subisce un reato ritiene, pur non sussistendo in concreto le condizioni per l’esercizio della legittima difesa, di trovarsi in una simile situazione (cd. legittima difesa putativa). La Corte di Cassazione, in più occasioni, ha ribadito che per la sussistenza della causa di non punibilità, la reazione, anche violenta, ad una aggressione, deve però “costituire l’unico mezzo per impedire l’aggressione e non deve invece trasformarsi nell’attuazione di una ritorsione”.
Una normativa particolarmente equilibrata, in quanto fornisce tutti gli strumenti giuridici per distinguere e garantire, anche dal punto di vista della rilevanza penale, chi si difende legittimamente da un’aggressione (usando tutti gli strumenti adeguati al caso concreto). Una norma che non aveva bisogno di alcuna modifica, anche perché di norma applicata in modo corretto e coerente con i princìpi costituzionali. Eppure è stata totalmente stravolta, creando una illegittima equiparazione tra beni che dovrebbero avere un valore profondamente diverso: il bene alla vita, all’incolumità personale e i beni patrimoniali.
Il testo approvato dal centrodestra prevede, infatti, la non punibilità anche di chi colpisce, con violenza fino alla morte, chiunque violi un domicilio privato, se ciò è avvenuto per commettere un furto, anche senza nessuna intenzione aggressiva e senza mettere in pericolo l’incolumità personale di nessuno, o addirittura per errore, come potrebbe capitare a chi distribuisse pubblicità ed entrasse nel giardino di qualche villetta o residence.
Non vi è dubbio che, qualora avvenga un furto o una rapina, il colpevole debba essere individuato e punito, e che tale compito spetti allo Stato: ma non è accettabile che, quando non vi è alcun pericolo per le persone, si possa impunemente rispondere a una eventuale e ipotetica illegalità usando strumenti violenti fino a togliere la vita a chi ben potrebbe essere innocente.
La differenza tra la norma ancora vigente e quella di recente approvazione è abissale, è la differenza che distingue un paese civile democratico da una dittatura, piuttosto che da uno Stato ove prevalgono le regole da far-west, o dove non esistono regole che permettano una reale convivenza civile. Con la nuova norma viene eliminato quel concetto di proporzione tra offesa e difesa che è il baluardo per evitare che ciascuno si faccia giustizia da sé, con le conseguenze facilmente intuibili di cui faranno le spese, come sempre, i soggetti più deboli e non certo chi è abituato a delinquere.
E’ indubbio, infatti, che, salvo rare eccezioni, sarà più celere ad usare l’arma il criminale rispetto al cittadino onesto, l’aggressore rispetto all’aggredito.
E così, con il plauso della cosidetta Casa delle Libertà, nel mettere sullo stesso piano il diritto alla vita e l’eventuale difesa di un bene patrimoniale, si è creata, per legge, una presunzione assoluta per cui, ogni volta che si incorre in una violazione di domicilio, la propria vita finisce col valere meno di un qualsiasi oggetto, anche di scarso valore. Una legge sbagliata e pericolosa è approvata malgrado le forti critiche non solo dell’opposizione, ma degli operatori del diritto e della cultura giuridica Non a caso, un documento sottoscritto dai più autorevoli docenti di diritto penale, e inviato a tutti i componenti della Commissione Giustizia, ha giustamente sottolineato come, di fronte a simili scelte, “non si sa dove finisca l’analfabetismo giuridico e dove inizi la malafede” e ha rimarcato come, con norme come queste, non si ottiene altro scopo che aumentare “l’aggressività di una delinquenza, già di per sé ben agguerrita”.
E’ questa una delle normative che dovrà, fra pochi mesi, essere completamente rivista dal nuovo Parlamento cui si chiederà di dare finalmente al nostro Paese un nuovo codice penale, aderente ai principi costituzionali, un processo in cui sia garantita la parità tra accusa e difesa, un giudice imparziale che, in tempi ragionevoli, siain grado di assolvere gli innocenti, condannare i colpevoli e dichiarare non punibile chi avrà agito in una situazione di effettiva legittima difesa o di reale, e concreto, stato di necessità.
Il Parlamento futuro sarà chiamato a dimostrare la differenza da quello uscente, i cui primi atti rilevanti furono l’abolizione del reato di falso in bilancio e poi il varo di una serie di norme che rendevano molto difficili le indagini, specie all’estero, sui reati finanziari. Leggi garantiste per la finanza ed i reati economici,leggi forcaiole quelle che riguardano la vita comune e i ceti meno abbienti (legge Fini sulle droghe, legge Bossi-Fini contro i clandestini e i migranti, legge Cirielli contro la cosiddetta microcriminalità) e in più la recente bocciatura di amnistia e indulto.
Questa ultima legge stabilisce che la proprietà è una sola e inviolabile, mentre la vita si divide in varie categorie: la vita dei ricchi, dei benestanti, delle persone per bene, dei ladri, degli assassini. Ogni vita, a seconda del suo possessore, ha un valore diverso:in alcuni casi superiore al valore di una proprietà privata, in altri casi decisamente inferiore.
Prima di essere costretti a ripristinare la definizione di “giustizia di classe”, prima di trasformare i nostri quartieri in scenari da far-west, occorre usare tutti gli strumenti, dagli appelli giuridici fino al voto popolare, per evitare questo annunciato imbarbarimento della nostra vita sociale, per evitare il rapido passaggio dall’arma in casa all’arma in tasca all’arma a scuola. Le nostre televisioni dovrebbero mostrarci meno telefilm e più telegiornali americani, così sapremmo che negli USA con licenza di sparare la criminalità é in costante aumento ed anche le sue vittime.



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