La crisi del manifesto, crisi della passione per l’approfondimento
7 Luglio 2006
Caro direttore,
come si dice in gergo la crisi del quotidiano “Il Manifesto” è una non notizia, in quanto da trentacinque anni questa testata si dibatte per sopravvivere in un contesto non facile per tutta la carta stampata, considerato che si tratta di una cooperativa di giornalisti, sostenuta da un’azionariato popolare e dal costante sostegno dei lettori.
Come mai un giornale senza padroni rischia di chiudere, se non interverrà nuovamente e copiosamente la solidarietà dei lettori e di quell’opinione democratica convinta dell’importanza di garantire un certo pluralismo informativo?
Sinteticamente proverò ad elencare una serie di elementi che concorrono a determinare la crisi della forma quotidiano, giacché anche in Francia, ove sussiste un diverso livello culturale, pure Liberation soffre acutamente per via di gravi perdite finanziarie e deve far quadrare bruscamente i conti:
a) nel nostro paese abbiamo una delle più basse medie di lettori di tutta Europa, cioè solo un lettore ogni dieci abitanti;
b) i giovani sono sempre più orientati ad informarsi tramite i siti web e la nascita dei quotidiani online facilita il sorgere di nuove comunità di lettori;
c) l’esplosione anche del nostro paese del fenomeno dei quotidiani gratuiti ha eroso quote significative di lettori: oggi il 70% delle copie vendute sono a pagamento, mentre il 30% è stato conquistato da quelli gratuiti;
d) per contrastare l’ emorragia delle copie vendute, soprattutto i grandi gruppi editoriali hanno privilegiato l’abbinamento di libri e quant’altro, per recuperare fette di mercato sul piano dei ricavi. Questa tendenza ha favorito le concentrazioni editoriali e non le testate minori o locali;
e) molte persone non comprano il quotidiano tutti i giorni, limitandosi ed acquistarlo un paio di volte alla settimana, stante la mancanza di abitudine nel leggerlo quotidianamente o per difficoltà economiche;
f) storicamente le misure di sostegno governativo alla stampa favoriscono più le pubblicazioni dei grigi quotidiani di partito (di destra o sinistra che siano), che possono così campare seppur non hanno un riscontro sensibile sul piano delle copie vendute;
g) infine, mi sbaglierò, ma è cresciuto un nuovo analfabetismo in generale anche a sinistra, per cui se “Il Manifesto” non supera le trentamila copie vendute giornalmente, significa che molti hanno perso quel gusto per l’approfondimento, che è l’unico antidoto contro la chiacchiera quotidiana.
Un fraterno saluto
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