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La giustizia senza aggettivi

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17 Giugno 2008

Egregio direttore,
il mese scorso il Vescovo di Como, Maggiolini, fu accusato di aver ostacolato le indagini della magistratura per avere avvisato delle intercettazioni in corso un sacerdote accusato di pedofilia.
La sua tesi difensiva fu sbalorditiva: il Vescovo riteneva di essere intervenuto legittimamente come “padre spirituale” del sacerdote e si giustificava in base al diritto canonico che gli dà facoltà di giudizio sui suoi sottoposti.
Giudicava poi fuorviante il termine di pedofilia, a suo avviso insussistente nei capi di imputazione, e considerava assurda l’accusa di favoreggiamento per fatti non provati.
Nei giorni scorsi è arrivata la sentenza: Don Mauro Stefanoni, il parroco di Laglio che fu anche parroco di Lavena Ponte Tresa, è stato condannato per violenza sessuale nei confronti di un minore.
A questo punto anche la Diocesi di Como l’ha sospeso dalle funzioni.
Meglio tardi che mai.
Ma molto meglio sarebbe stato se le gerarchie ecclesiastiche fossero state più rispettose della giustizia civile senza tentare di subordinarla a quella dei tribunali ecclesiastici.
Fortunatamente non siamo più nel medio-evo.
In cordiale saluto.

Gallarate

Giuseppe Mazzoli

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