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La mensa scolastica di Adro

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19 Aprile 2010

Nei giorni scorsi a Omnibus Life su La7 è stato invitato anche il presidente della Provincia di Varese, Dario Galli. Tema della trasmissione: la vicenda della mensa scolastica di Adro, Comune leghista in provincia di Brescia, e il gesto compiuto dall’anonimo benefattore, che ha pagato di tasca propria per tutti e 40 i bambini dai “genitori morosi”, molti dei quali extracomunitari. A lui, il benefattore, non importa se qualche genitore è inadempiente per distrazione o furberia, e non per reale impossibiltà: ha pagato per tutti perché non si possono discriminare i bambini.
I genitori degli scolari “in regola”, invece, hanno protestato minacciando di non pagare più a loro volta, e Maurizio Belpietro, questa mattina, ha pubblicato un editoriale su Libero, per ribadire l’inutilità del clamore suscitato dalla stampa sulla vicenda. Perché alla fine i bambini morosi non sono stati lasciati digiuni: hanno avuto un panino e una bottiglietta di acqua, anche se non hanno potuto mangiare le cose che mangiavano gli altri compagni.
Perché è stato chiamato in causa proprio Galli? Altri esponenti leghisti sarebbero stati sicuramente felici di difendere l’operato dell’altrettanto leghista sindaco di Adro, che ha negato la mensa ai figli dei “morosi”. Pare che le recenti dichiarazioni di Galli sul caso siano state di gran lunga le più dure e scomode tra quelle proposte sulla piazza all’opinione pubblica. “La mensa scolastica non è obbligatoria – dice -. I genitori non sono obbligati a mandarci i bambini, se non hanno soldi“.
Il presidente della Provincia di Varese sembra fermamente convinto di essere quello che dice “pane al pane e vino al vino” in un Paese di ipocriti. E sembra aspettarsi di essere ringraziato da un momento all’altro, per avere aperto gli occhi ai telespettatori e soprattutto a quella parte dell’Italia (davvero tutta di “sinistra estrema”?) che “crede ancora nel popolo degli angeli, che invece non hanno fatto altro che impoverire ancora di più i paesi”. E così, in una mattinata qualunque, dalla televisione è proprio Galli a risvegliare le coscienze, e a dire a gran voce che “quegli stessi genitori che non pagano poi sono quelli che li trovi al bar a bere e a giocare a bigliardino“. Anche quelli extracomunitari: il bigliardino è ormai sdoganato in cinque continenti.
Pare un’attitudine ormai squisitamente padana, questa: quella di far passare un atteggiamento per molti ottuso, dichiaratamente razzista e acclaratamente xenofobo, per schiettezza che vuole risvegliare il torpore delle coscienze e riscattare l’ipocrisia del Paese. Il problema è che, a furia di urlarlo più che dirlo, va a finire che qualcuno ci crede davvero. Va a finire che si crede davvero che i problemi del Paese stiano tutti nell’emblema di questi genitori, extracomunitari o non, ma comunque morosi, non paganti. Non in grado – per pigrizia, per inerzia, per inattitudine a sfruttare le possibilità di aiuto offerte dal territorio, per difficoltà ad ammettere che non ci si può permettere tutto – di provvedere al bene dei loro bambini, lasciandoli così in balia della ‘dura lex sed lex’ degli adulti, quella legge dell’uguaglianza di trattamento che tanto nell’Italia odierna non esiste. Una legge così magnanima, però, da fornire a questi bambini “addirittura” una bottiglietta d’acqua e un panino, in luogo del niente che era stato tanto paventato dai giornali e riciclato in “pane e acqua”. Va a finire che qualcuno si convince davvero che il modo per far riprendere l’Italia sia adottare la linea dura e indiscriminata per tutti: e di qui la pretesa di un’uguaglianza che diventa, se possibile, ancor più discriminante.
Parafrasando: qui si tratta di gente che vuole approfittarsi del sistema, che va contro le leggi che devono essere uguali per tutti. Perché – spiega Galli – “se uno ha un problema economico si rivolge ai Servizi sociali del Comune, che possono aiutarlo. E se non lo fa vuol dire che non ha veramente bisogno“. Niente è detto riguardo al fatto che forse dovrebbero essere i Comuni o chi per loro a scandagliare i problemi del territorio, ad indagare sullo stato delle famiglie per andare loro in aiuto prima che si verifichino casi eclatanti come quelli di Adro, e questo senza ergersi a giudice, ma semplicemente usando un po’ di buon senso.
Il ritratto di questi genitori non paganti, e per estensione di tutti quelli che “si approfittano della generosità del Paese”, è insomma quello di gente che magari non naviga nell’oro, ma comunque ci marcia, a non saldare le rette, contando sulla bontà degli amministratori. Gente che spende spesso e volentieri i soldi per l’inutile, ma non per l’utile mensa scolastica (“non obbligatoria”, ribadisce ancora Galli) dei loro figli. E se sono davvero poveri, se davvero non hanno soldi (“Io sono figlio di operai”, dice Galli con l’orgoglio di chi si è fatto da sé e ha dovuto lottare per emergere), perché allora non chiedono a chi può dare loro una mano? Il territorio è sempre lì, con le sue strutture e le sue leggi ferme ma giuste, pronto a fornire aiuto a tutti i bisognosi. Extracomunitari e non.
Al posto della mensa è possibile mettere un altro argomento a scelta, perché il sistema-Galli è un assioma applicabile in tutti gli ambiti, alla bisogna.
 
Gianluigi Margutti

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