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La rossa bandiera che reca il grande appello di Marx e di Engels

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30 Aprile 2012

Precisare quale sia l’origine storica del Primo Maggio è non solo opportuno, ma anche necessario per fissarne il significato rivoluzionario. Tale significato è del tutto incompatibile con le rappresentazioni edulcorate e ritualistiche, sostanzialmente evasive e devianti, che una gestione puramente sindacale di questa ricorrenza ha imposto in questi ultimi decenni a causa dell’assenza o della carenza di partiti autenticamente operai ed internazionalisti.
 
La “giornata internazionale del lavoro” venne istituita a Parigi nel corso di un congresso operaio che vide costituirsi il 14 luglio 1889, in significativa coincidenza con il primo centenario della presa della Bastiglia, la Seconda Internazionale. Proprio per tale motivo questo anno passerà alla storia come il “secondo ’89”. Lo scopo dei dirigenti del movimento operaio e socialista che istituirono questo annuale appuntamento, che per decenni avrebbe visto le classi lavoratrici dei più diversi paesi del mondo manifestare per i loro diritti economici, sociali e politici, fu quello di fare del Primo Maggio il momento centrale della storica battaglia per la conquista della giornata lavorativa di otto ore. La data fu prescelta in ricordo dei fatti di Chicago, dove il l° maggio di tre anni prima si era svolta una grande manifestazione della classe operaia che aveva visto 80.000 lavoratori scendere in sciopero per rivendicare, appunto, la giornata lavorativa dì otto ore. Dopo la sanguinosa provocazione della polizia, che il 3 maggio aveva attaccato i lavoratori dinanzi ai cancelli di una fabbrica, la borghesia nord-americana scatenò una durissima repressione contro i “Knights of Labor” (Cavalieri del lavoro), l’organizzazione che aveva diretto gli scioperi e promosso le manifestazioni dei lavoratori. Gli effetti della furiosa campagna propagandistica con cui il padronato e il governo attuarono l’azione repressiva al fine di criminalizzare i “Knights” e di isolare il movimento operaio dall’opinione pubblica, furono talmente pesanti e duraturi, che ancor oggi negli Usa i lavoratori sono costretti dal potere capitalistico, il quale ha così cercato di cancellare perfino il ricordo di quei conflitti, a celebrare la loro festa il primo lunedì di settembre. A partire dalla sua nascita, indissolubilmente connessa al ricordo dei “martiri di Chicago”, altri significati si sono aggiunti alla “Festa del Lavoro” nei periodi successivi e nel solco delle specifiche tradizioni dei diversi paesi. Ancor oggi il Primo Maggio è una ricorrenza celebrata nei paesi capitalistici e nei paesi del Terzo Mondo. Quando un prestigioso dirigente del socialismo italiano, Andrea Costa, affermò nel 1893, a proposito del Primo Maggio: “I cattolici hanno la Pasqua; da oggi in poi anche i lavoratori avranno la loro Pasqua”, mise bene in luce la portata universale, militante e classista della “festa del lavoro”.
 
Ripercorrere pertanto la storia del Primo Maggio in Italia significa individuare le tappe del lungo cammino del movimento operaio nel nostro Paese: dalle grandi lotte combattute per creare i primi embrioni di organizzazione sindacale, cooperativa e infine politica, indispensabili sia per ottenere un reale miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita (tra loro strettamente connesse, come ben presto si capì e come oggi si tende a dimenticare) sia per limitare lo sfruttamento capitalistico, alla impossibilità di celebrare la festa, quando le classi lavoratrici, private dei loro partiti e dei loro sindacati, caddero sotto il giogo della dittatura fascista, fino ai nostri giorni che vedono, in un quadro che riproduce, all’interno di un regime formalmente democratico ma sostanzialmente oligarchico, taluni meccanismi di quel ventennio, il movimento operaio presentarsi diviso, subordinato ed impotente di fronte ad un avversario di classe che, nonostante i suoi acuti conflitti interni, appare invece compatto e sempre più aggressivo. L’importanza storica e politica (non meramente sindacale) del Primo Maggio, che scaturisce da questi dati storici, spiega l’attuale tentativo, condotto dalle forze dominanti e dal loro agenti interni al movimento operaio, di svuotare tale festa di qualsiasi contenuto classista e di toglierle ogni carattere militante.
 
   Ma la riflessione sul senso del Primo Maggio non può essere disgiunta da un attento esame della situazione attuale del sindacato italiano, che appare sempre più diviso, subordinato ed impotente (come dimostrano il livello dei salari, che è tra i più bassi dell’eurozona, la controriforma del mercato del lavoro e lo stesso inserimento del dogma neoliberista del pareggio di bilancio in una Carta che si fonda su princìpi opposti, quali la spesa pubblica a fini redistributivi e la centralità del settore pubblico per l’espansione economica). La recessione capitalistica comporterà, quindi, per la classe operaia, se questa non sarà capace di stabilire un nesso inscindibile tra le sue forme di organizzazione e le sue forme di lotta, un ulteriore pauroso arretramento su tre decisivi terreni: quello del benessere materiale, quello del rapporti di forza con la classe capitalistica e quello del livelli di coscienza politica. Il nostro paese, infatti, a causa della congenita debolezza della sua struttura economica, è destinato a subire le conseguenze più pesanti della recessione in corso: accentuazione degli squilibri già esistenti nei settori produttivi, dipendenza dall’estero e ruolo marginale nella divisione internazionale del lavoro, licenziamenti in massa ed espansione dell’esercito della manodopera precaria formato da giovani, donne ed immigrati stranieri, destrutturazione dei servizi sociali, crescente impoverimento della popolazione lavoratrice e contestuale arricchimento delle classi dominanti.
 
   La consapevolezza dell’origine, delle cause e dei caratteri dell’attuale situazione delle classi lavoratrici è una premessa fondamentale del processo politico-ideologico che conduce la classe operaia fuori della disgregazione e della subordinazione. In questo senso la chiara dimostrazione dell’importanza rivoluzionaria del Primo Maggio costituisce un elemento vitale della coscienza di classe dei lavoratori tanto riguardo al loro passato quanto riguardo al loro futuro. Il Primo Maggio, da questo punto di vista, nonostante le ombre pesanti stese sul suo significato rivoluzionario dal revisionismo e dal riformismo, continua ad irradiare sul passato e sul futuro del movimento operaio la luce potente di una prospettiva di riscatto, di emancipazione e di libertà (quella vera, la libertà di tutti dal bisogno): prospettiva che il dominio sempre più feroce e distruttivo delle classi borghesi rende ancor più attuale ed urgente. Con questa stessa ottica si esprimeva uno scrittore tedesco, Walter Benjamin, ‘compagno di strada’ del movimento comunista nel periodo di ferro e di fuoco della Terza Internazionale, affermando giustamente in una delle sue “Tesi di filosofia della storia” che “il pericolo sovrasta tanto il patrimonio della tradizione quanto coloro che lo ricevono” e che “esso è lo stesso per entrambi: di ridursi a strumento della classe dominante”, cosicché “per il materialismo storico si tratta di fissare l’immagine del passato come essa si presenta improvvisamente al soggetto storico nel momento del pericolo”.
 
   Da quando il Primo Maggio fu proclamato “giornata internazionale del lavoro” sono trascorsi più di centoventi anni. Oltre un secolo di lotte, di conquiste e di preziose esperienze, ma anche di sconfitte, di arretramenti e di aspre lezioni. L’impegno dei comunisti è rivolto a creare le condizioni che, da un lato, permettano alla classe operaia e al popolo lavoratore del nostro paese di ricongiungere la propria azione agli aspetti vivi e attuali di questa secolare vicenda e, dall’altro, li pongano in grado di portare avanti la battaglia per l’emancipazione sociale, riunificando il sindacato su basi unitarie e di classe, spezzando la cappa soffocante della dittatura commissaria imposta dalla triade Ue-Bce-Fmi, affermando il proprio controllo sul mercato del lavoro, collegandosi ai nuovi problemi e alle nuove figure che sono emersi nel mondo della produzione e dei servizi, ma soprattutto risolvendo in modo nuovo e creativo il problema della costruzione dei due fondamentali strumenti della loro azione economica e politica: un sindacato di classe del lavoratori, un partito del proletariato per il socialismo. Di fronte all’attacco politico, ideologico e culturale, che la borghesia capitalistica ha sferrato alla teoria comunista e alla storia del movimento operaio con lo scopo di prevenire, contenere e reprimere la politicizzazione in senso rivoluzionario delle masse lavoratrici, i comunisti debbono rispondere anche sul terreno della ricostruzione della memoria storica del proletariato, mettendo in luce i veri significati del Primo Maggio, giornata di lotta e di organizzazione dei lavoratori che tornano ad innalzare, sollevandola dal fango in cui l’hanno gettata i revisionisti e i liquidatori di ogni risma, la rossa bandiera che reca il grande appello dettato da Marx e da Engels: “Proletari di tutto il mondo, unitevi!”.
Enea Bontempi

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