Liliana Segre e Anna Frank: unite dalla voglia di vivere
2 Febbraio 2018
Egregio direttore,
mi sono accorto che lo scrivere è diventato per me una sorta di sfogo per uscire dalle frustrazione quotidiane. Quando pochi giorni or sono il Presidente della Repubblica ha nominato Liliana Segre Senatrice a vita, è scattata una sorta di molla per conoscere e riscoprire la storia di questa ragazzina sopravvissuta ad Auschwitz.
Liliana Segre quando è stata rinchiusa e deportata nel campo di concentramento aveva la stessa età di Anna Frank. Come Anna Frank ha vissuto nell’inferno di Auschwitz, ma con una differenza fondamentale: lei è riuscita a tornare viva da quell’inferno. Erano partite in 605 il 30 gennaio 1944 dal binario 21 della stazione centrale di Milano e sono tornati in 22.
Anche Anna Frank avrebbe potuto sopravvivere. Morì infatti alla fine del mese di marzo del 1945, non nelle camere a gas, ma per fame e malattia. Liliana Segre non scrisse mai un diario, ma a differenza di Anna Frank che terminò il suo diario prima della deportazione, Liliana scrisse e raccontò l’inferno solo dopo 45 anni dal suo ritorno in Italia. Prima si era imposta una sorta di silenzio assoluto. C’era per lei un solo imperativo: dimenticare per tornare a vivere. Auschwitz era per lei ed è tuttora una ferita non rimarginabile
Con la sua testimonianza vivente oggi possiamo dire di sapere cosa è l’inferno. Se oggi Dante Alighieri potesse riscrivere l’inferno, lo descriverebbe certamente come il campo di concentramento di Auschwitz.
Poi noi qui in Valceresio siamo legati a Liliana Segre. E’ sulle nostre strade che si è consumata la sua tragedia. Cercando di scappare dall’Italia, da Varese a Viggiù e poi a Saltrio ed infine ad Arzo, aveva anche assaporato nel dramma, poche ore di gioia di libertà. Ma un funzionario di confine svizzero-tedesco, crudele nel suo inquadramento, li respinse, condannandola all’inferno. Nella nostra valle ci saranno forse anche episodi eroici di aiuto agli ebrei, ma anche e soprattutto avvenimenti vergognosi e inumani, gente che ha abusato di queste tragedie per arricchirsi personalmente in maniera ignobile, su cui la nostra storia locale è stata sempre silente.
Così l’altro giorno ha fatto il giro delle librerie di Varese trovando un solo libro di Liliana Segre “Fino a quando la mia stella brillerà”, libro di lettura consigliato agli adolescenti. Io invece ho i capelli bianchi. Ho iniziato a leggerlo ieri pomeriggio, l’ho divorato tutta la notte. Mi ha turbato togliendomi il sonno.
Quando l’altro giorno al Quirinale incontrando il Presidente Mattarella, ha parlato del pericolo che l’indifferenza prenda il sopravvento su tutto, ci ha ricordato di quei poveri disperati che annegano tutti i giorni nel canale di Sicilia. Anche loro scappano dai loro inferni quotidiani nella speranza di ritrovare qui la pace e la libertà.
Ma oggi qui in Lombardia c’è un nuovo funzionario di confine che risponde al nome di Matteo Salvini con il suo portaborse Attilio Fontana, i quali richiamandosi alla difesa della razza bianca sono pronti entrambi a riattivare il binario 21, per riempire nuovi carri merci bestiami per rispedire indietro con parole di odio, 100.000 immigrati all’anno, per farli tornare all’inferno da cui erano partiti. Il tutto con la complicità di una sinistra che presentandosi divisa, ha smarrito per strada il valore dell’antifascismo, regalando su di un piatto d’argento il governo della Lombardia alla destra. Ma anche con il favoreggiamento passivo di una Chiesa che, oggi come ieri, non riesce a stare al passo di Papa Francesco, ma si culla in un’inerzia passiva, la stessa che ebbe il Vaticano nel 1938, quando Mussolini emanò le leggi razziali.
Forse Romano Prodi dovrebbe straparlare di meno e venire a Milano, non tanto per sostenere il candidato del suo pupillo rottamatore ma, se sia possibile, per salvare il salvabile da questo disastro.
Il libro che ho letto, lo porterò alla Mara di Laveno, perché lo possano leggere tutte le sue figlie. Mara è una che turba le coscienze per il suo amore sfrenato per il prossimo. Poi non lo riporrò nella mia libreria: sarebbe un delitto lasciare che la polvere dell’indifferenza lo abbandoni all’oblio. Lo porterò alla biblioteca o alla scuola di Induno Olona, perché è un libro da far leggere ai nostri giovani, con tanta passione, prima che sai troppo tardi.
Emilio Vanoni – Induno Olona



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