Milano in treno, ogni volta una scommessa!
17 Novembre 2004
Novembre 2004: raggiungere Milano in treno è diventato un’utopia, ormai si sa.
Varesenews, La Repubblica, Striscia, La Prealpina si sono occupati del problema e li ringrazio davvero. Ma non deve calare l’attenzione dei media. Devono continuare a fare pressione. Ci sono tratte di cui finora si è parlato poco, e che si sono mosse poco, ma hanno grossi problemi. Una di queste è il Domodossola- Gallarate- Milano. Forse alla Regione Lombardia non interessa molto questa linea in parte piemontese, che passa per stazioni (Somma, Casorate) vicine alla Malpensa. I disagi ultimamente sono diventati insostenibili e i comuni della linea del Domodossola non si sono attivati molto, anzi per nulla, a differenza di quelli di Parabiago e Canegrate e anche Castronno, dove il sindaco si è mostrato disponibile ad ascoltare delle studentesse. Questa volta, però, non possiamo rimanere zitti, ad aspettare (cosa?un treno che non arriva?). Siamo in tanti e siamo stufi. Ci stiamo muovendo raccogliendo dati e firme. Ci devono ascoltare.
Dal 3/11/04 al 11/11/04 la situazione è esplosa e ha fatto notizia. E’ da settembre però che la linea non funziona. E con il Domodossola ci sono altre tratte in ombra: il Varese, Il Luino, Il Porto Ceresio. Sono tutte in panne. I ritardi più gravi avvengono proprio nelle fasce critiche per i pendolari: dalle 6.30 alle 8.00 e dopo le 17.00. Venerdì 5/11/04 una ragazza aveva un esame in università. Il 7.15 di Casorate si è fermato a Busto alle 8.00 e non è più ripartito per 45 minuti. E’ andata a prendere le Nord, come quasi tutti gli altri passeggeri del treno. Sempre venerdì 5/11/04 il passante delle 7.05 ad Albizzate aveva i finestrini sigillati, chiusi a chiave, e non c’era l’aria condizionata. La gente, racconta Sara F., è stata pigiata per ore 2.40 senza ricircolo d’aria. Una signora incinta è stata male, qualcuno è svenuto. Lunedì 8/11/ 04 sul 17.52 di Porta Garibaldi, in ritardo, una signora, 60 anni circa, era esasperata: la mattina aveva un esame in ospedale (atteso da mesi) e aveva rischiato di non arrivare in tempo, perché il treno era in ritardo. Casale Vito, 31 anni, pendolare da 12 da Somma Lombardo, lavora a Milano. Arriva costantemente con 15 minuti di ritardo a Milano col treno delle 7.44 (quando va bene, e non arriva con 2 ore di ritardo). L’elenco potrebbe continuare.
Sembra un vero braccio di ferro (tra chi? Trenitalia-Regione Lombardia?) in cui i pendolari diventano lo strumento per ottenere qualcosa. Attenzione, però. La gente è arrivata all’esasperazione, anzi siamo arrivati all’isterismo collettivo, nessuno escluso. Basta un nulla per far scatenare l’insofferenza di tutti
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