Nell’illuminismo le radici del razzismo
10 Maggio 2009
Egr. direttore,
rispondo volentieri alle obiezioni che mi sono mosse da alcuni lettori in merito al mio precedente intervento sulle origini illuministe del razzismo moderno e l’involontario contributo di Darwin a tali teorie.
Preciso subito che nella mia lettera non ho inteso mettere in discussione l’evoluzionismo sulla cui validità o meno mi riprometto, da ex insegnate di chimica e biologia, di intervenire in un secondo momento.
Lo scopo era quello di mettere in evidenza ciò che si tenta, per pudore o per convenienza ideologica, di nascondere, ossia che il razzismo moderno, la schiavitù americana e la successiva segregazione razziale, il neocolonialismo, l’eugenetica e il mito della superiorità ariana non sono incidenti della storia o il frutto di qualche mente bacata, ma la naturale conseguenza dell’applicazione di talune dottrine filosofiche, maturate all’interno del pensiero illuminista che, a partire dal XVII secolo, si imposero in tutta Europa e da qui al nuovo mondo.
Senza il sostegno dei filosofi e ricercatori illuministi difficilmente sarebbe stata accettata la schiavitù americana, il genocidio dei pellirosse, la sottomissione delle popolazioni africane e la ripresa della persecuzione ebraica ad opera del regime hitleriano.
Voltaire, da tutti definito come il padre della democrazia, era azionista di una delle maggiori compagnie atlantiche specializzate nella tratta dei neri. Neri che, secondo l’anatomista inglese Edward Tyson, rappresentano l’anello di congiunzione tra la scimmia antropomorfa e l’uomo. Cesare Lombroso, padre dell’Antropologia Criminale e strenuo assertore del Darwinismo Sociale, nel 1876 pubblicò “L’uomo delinquente”, saggio in cui affermava che i criminali portano in se tratti anti-sociali dalla nascita, per via ereditaria e che i loro caratteri degenerativi, che li differenziano dall’uomo normale e socialmente inserito, sono manifesti nella loro struttura fisica. Fu di conseguenza un convinto sostenitore della pena di morte per i criminali e dell’eugenetica per i disadattati al fine di bloccarne la discendenza. L’aspetto singolare è che il Lombroso, che oggi non esiteremmo a definire razzista, nasce da una facoltosa famiglia ebraica a conferma che la convinzione era tale da far dimenticare l’origine.
In epoca illuminista sorsero addirittura nuove scienze a sostegno del razzismo biologico come la frenologia e la fisiognomica tese a dimostrare lo stretto legame tra l’aspetto fisico, ed in particolare la struttura del cranio e l’angolo facciale, e le qualità psichiche e la personalità dell’individuo. La bellezza ariana era infatti considerata sinonimo di forza spirituale e potenza generatrice.
Un capitolo a parte riguarda la tratta dei neri che raggiunse in America i massimi livelli nel 1750 con oltre 80 mila “importazioni”. Nei primi anni del secolo successivo l’America, vietò questa pratica, ma lo fece in maniera truffaldina e senza mettere in discussione il principio razzista, infatti a ggirò l’ostacolo adottando una politica a favore della natalità dei neri presenti sul suolo americano. Così da importatori di schiavi l’America si trasformò improvvisamente in un paese di " allevatori di schiavi ". I figli degli schiavi e le generazioni future, infatti, mantenevano tale condizione. La schiavitù in America fu definitivamente abolita solo nel 1865 con il 13° emendamento, ma non la segregazione razziale che rimase in vigore fino ai primi anni sessanta. Interessante notare che negli stessi anni in cui la schiavitù veniva abolita lo sterminio delle popolazioni pellirosse veniva invece intensificato e avallato a dimostrazione di come le teorie della supremazia della razza bianca provenienti dal vecchio continente fossero ben radicate nella cultura americana.
In Europa, durante e dopo la fine del regime hitleriano, la selezione eugenetica fu accetta e pratica per lungo tempo. La Svezia , ad esempio, negli anni trenta inviò in Germania una delegazione del suo Parlamento per studiare la legislazione razziale tedesca e, insieme a Norvegia e Danimarca, attuò una politica eugenetica che portò tra il 1934 e il 1976 alla sterilizzazione coatta di oltre 106.000 persone, in prevalenza donne – disadattate, con problemi psichici o zingare – ritenute geneticamente pericolose per la purezza della razza (Gianni Moriani “ il secolo dell’odio” ed. Marsilio Padova, 1999 ). Tralasciamo il caso dei Paesi segregazionisti come la Rhodesia ed il Sudafrica la cui politica di separazione e sfruttamento degli indigeni fu attuata dai colonizzatori europei in virtù del mandato morale derivante dalle teorie illuministe.
Mi si può obiettare che fu grazie all’illuminismo e al mito della “Dea Ragione” che è nata la democrazia dei partiti. E’ vero, ma è altrettanto vero che fu battezzata nel sangue della rivoluzione francese, fra teste mozzate, massacri di cristiani in Vandea e terrore giacobino. Nulla da invidiare alle dittature del secolo scorso.
In conclusione: Rosemberg, il teorico nazista della superiorità ariana, è stato giustamente condannato dalla storia, ma non i suoi illuminati maestri. Hitler per la persecuzione ebraica e Mussolini per le leggi razziali sono stati anch’essi giudicati dalla storia, ma non l’America per il massacro di 10 milioni di pellirosse e per aver ridotto in schiavitù 14 milioni di neri.
Darwin ha ragione quando afferma che la selezione naturale porta alla prevalenza del più forte. Che non necessariamente è il più giusto, aggiungo io.
Grazie per l’ospitalità e cordiali saluti.



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