» Invia una lettera

Partorire in un ospedale covid

sala parto partorire
1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle
Loading...

4 Maggio 2020

Gentile direttore,

quando il momento più bello e delicato della vita di una mamma si trasforma in un disastro da dimenticare. Due settimane fa circa, inizio ad avere le contrazioni così mi dirigo all’ospedale di Busto Arsizio; dopo essere stata visitata mi viene fatto il tampone covid ed in brevissimo tempo mi viene detto che risulto negativa, così vengo ricoverata. Qui inizia il delirio.

Le mie contrazioni sono già molto dolorose, pur non essendo in travaglio, e vengo lasciata da sola in una camera a urlare per due ore, solo ad un certo punto è venuta una gentilissima inserviente a farmi un massaggio e darmi qualche consiglio. Si, l’addetta alle pulizie.

Vengo portata in sala parto, mia mamma può assistere ed entra con me, ma senza fare il tampone! Il mio travaglio è stato molto lungo e tra una sofferenza e l’altra sono circondata da 3-4 persone che si chiedono continuamente come si svolgesse un determinato lavoro, come si regolasse il letto, dove poter trovare questo e quel materiale, non molto rassicurante per una persona che in quel momento è in difficoltà. Nuda, con la porta aperta, le inservienti che passavano con il carrello delle pulizie, un gran mercato insomma.

Prima di partorire richiedo alla prima ostetrica che mi assiste il taglio del cordone ombelicale ritardato e il contatto pelle a pelle con il bimbo una volta nato, il turno cambia (fortunatamente) ma nessuno comunica alla nuova collega le mie richieste, così non vengono rispettate le mie volontà nel momento della nascita. Non mi fanno neanche allattare e portano via il bambino, me lo fanno rivedere per un’ora circa, dopo di che lo rivedrò alle 5 del giorno seguente, ho partorito alle 19.

La prima notte i bimbi vengono tenuti al nido per far riposare la mamma che viene svegliata solo per allattare, io non sono mai stata chiamata e la mattina seguente scopro che gli era stato dato latte artificiale senza avvisarmi. Immaginate una neo mamma che non ha neanche allattato al seno il suo bimbo appena nato e rimane da sola nella camera tutta notte senza che nessuno le dia il suo bimbo e le faccia avere notizie.

Vengo a sapere più tardi che per l’emergenza covid sono state trasferite in questo reparto persone esterne a lavorare, in quel momento capisco il perché nessuno sapeva quello che doveva fare, non sono stati messi nelle condizioni di poter svolgere il loro lavoro.

Rimango ricoverata qualche giorno in più per accertamenti e noto il caos generale, non esiste un capo reparto a cui fare riferimento, sono tutti completamente allo sbaraglio, nessuno conosce i pazienti e i singoli casi, mi vengono richieste mille volte le stesse domande da persone diverse che molto probabilmente non hanno comunicato tra loro e non si sono passati le consegne. Intanto i giorni passano e io rimango in ospedale con il bimbo senza nessuna chiara spiegazione.

Sono completamente isolata senza parlare con nessuno, senza tv, wi fi, posso solo vedere mia mamma 5 minuti dal vetro della porta quando mi porta il cambio vestiti e basta.

Dopo qualche giorno mancano letti nel reparto di ostetricia così vengo trasferita al reparto ginecologia insieme ad un’altra mamma, il bimbo rimane al nido perché cambiando reparto non posso averlo in camera. Ogni volta che devo andare da lui devo passare da un reparto all’altro, in mezzo a gente in sala d’attesa, comprese le persone che aspettano di fare il tampone covid. Da che potevo parlare solo attraverso un vetro con mia madre, ora posso addirittura uscire dall’ospedale senza che nessuno se ne accorga.

Le inservienti che servono i pasti sono in difficoltà, ci chiedono aiuto, così quando è ora di mangiare ci prendiamo noi mamme i piatti in corridoio e li portiamo nelle nostre camere con il carrello. Scene surreali per un ospedale.

Avrei altre cose da raccontare ma le voglio tralasciare perché sono intime e personali.

Il momento della nascita di un bimbo è davvero delicato, fatto di insicurezze e fragilità per una mamma, viverlo isolate nell’isolamento, senza nessun aiuto e supporto anche psicologico è davvero dura. In un periodo di emergenza come questo dovremmo essere una categoria da tutelare, coccolare e assecondare ancora di più, non essere l’ultima ruota del carro.

Ringrazio Silvia F., la meravigliosa ostetrica che ha fatto nascere il mio bimbo, i dottori Rivolta e Lepori per essere perle rare in mezzo a tanto delirio, le infermiere pediatriche del nido che, seppur con mezzi e metodi di lavoro alquanto discutibili, cercano di fare del loro meglio.

Invito tutte le persone che hanno vissuto o vivono esperienze negative a segnalare, informare, far sapere quello che succede. Solo così potrà esserci un cambiamento per tutelare il prossimo.

 

Serena

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.