Polenta e pellagra
30 Luglio 2008
Caro Direttore
anche al sottoscritto, come tanti altri, piace gustare un bel piatto di polenta con il zola, o con il coniglio in salmì o con il brasato, ecc. Proprio sabato scorso mi sono gustato, in un ristorantino sopra Laveno, un polenta e coniglio veramente eccezzionale. Ma un conto è concedersi delle divagazioni sul tema dell’alimentazione, e un conto è abusarne per ignoranza o per necessità. Ho l’età giusta per testimoniare quando, negli anni ’40, subito dopo la guerra, nel Veneto, una sera si mangiava polenta e latte, e la sera dopo, tanto per cambiare, si passava a latte e polenta. E in quel tempo si parlava con terrore della pellagra.
Le allego poche righe sull’argomento, tratte da un sito non sospetto. Che la sottosegretaria in questione sia già passata da tempo alla dieta padana e ne subisce già gli effetti
“La pellagra si diffuse nella seconda metà del Settecento nell’Italia centro-settentrionale, a causa di assenza di vitamina PP nell’alimentazione. I contadini bergamaschi si nutrivano sempre più di granoturco, consumato sotto forma di polenta, e sempre meno di pane bianco. Assunta come alimento esclusivo, la polenta provocò danni irreparabili all’organismo e alla mente di molti contadini.”
http://fondazione.bergamoestoria.it/didattica/datiarchivio/cdmultimed/medie/museo_medie/pellagra.htm
Cordialmente



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