“Pronto cara, mi sto sedendo!”. Come parliamo al telefono
18 Dicembre 2011
Egregio direttore,
Parto da due episodi che ritengo abbiano un valore generale, rientrando in un’esperienza che chiunque osservi la società attuale ha modo di fare. Il primo ha luogo in un treno, dove sempre più spesso capita di udire conversazioni di questo spessore svolte col telefonino: «Pronto? Ciao… Ora siamo a Busto Arsizio… Fra cin-que minuti arrivo a Gallarate.» Il secondo episodio è ambientato in una sala cinema-tografica poco prima che abbia inizio la proiezione; un distinto signore col telefonino attaccato all’orecchio sta prendendo posto ed ecco che cosa sussurra all’interlocutore prima di sedersi nella poltrona: «Ora mi sto sedendo.»
Il tratto che accomuna entrambi gli episodi è l’assoluta inessenzialità dei contenuti oggetto di comunicazione. Non meno palpabile è la nuova dignità assunta dagli a-spetti più banali della vita quotidiana. Le persone intrattengono lunghissime conver-sazioni al cellulare per raccontare che cos’hanno mangiato, com’è la temperatura, come sono vestite e per dare e chiedere notizie della medesima importanza su figli e congiunti. Come facevano, viene da domandarsi, a non porgere, prima dell’avvento del telefono cellulare, tante domande e osservazioni sulla vita così fondamentali e urgenti? Taccio poi sui comportamenti letteralmente osceni di quei telefonanti che con voce stentòrea esprimono giudizi negativi su altre persone o, sempre con lo stes-so volume della voce, conducono chiassose trattative con l’interlocutore, magari scandendo con imprecazioni, contumelie e turpitudini varie quelle che mèritano di essere definite, sia per il tono sia per la sostanza, non civili conversazioni ma brutali emissioni.
Orbene, a che titolo questi lacerti della corrente interazione sociale, che ho testé evocato, possono interessare i lettori di codesta rubrica? Ritengo che i lettori possano trovarvi un qualche interesse perché una siffatta aneddòtica documenta con efficacia alcune novità che il telefonino ha introdotto nelle nostre abitudini comunicative. Dobbiamo infatti concludere che negli ultimi venti anni deve essere accaduto qualco-sa di veramente sconvolgente nel nostro costume. In alcuni casi si tratta dell’esacerbarsi di vizi antichi, come quello di non saper intrattenere una civile con-versazione. Lo aveva già notato Leopardi, ma se ai suoi tempi la conversazione era in cattiva salute oggi pare proprio moribonda. Basta osservare un tavolo di commensali al ristorante. Se sono, poniamo, in otto, e sono maschi e femmine, dopo pochi minuti la conversazione si divide in due gruppi di quattro persone, spesso da una parte i ma-schi, dall’altra le femmine, e subito dopo si suddivide in quattro gruppi di due perso-ne. A tavola, prima ancora del cibo, si celebra il trionfo del cellulare. Passa qualche minuto e ognuno telefona con il cellulare o è chino su se stesso o se stessa a control-lare messaggi o posta.
Le novità connesse all’uso del telefonino consistono dunque nel mutamento del rapporto tra il costo del mezzo e il valore del fine e nella modificazione del regime di ri-servatezza che è proprio di una conversazione. Riguardo al primo aspetto, occorre di-re, come si è mostrato negli episodi citati all’inizio, che molto spesso, se si esclude il caso dei manager, dei politici, dei sindacalisti e dei militari, per cui l’uso di uno strumento di rapida comunicazione è certamente essenziale, non esiste un rapporto proporzionale tra il ricorso al telefonino e il valore pratico della comunicazione. Ma la modificazione più profonda riguarda la riservatezza che ha sempre contraddistinto la conversazione telefonica: basti pensare che gli impianti telefonici sono fatti in modo da garantire un minimo di rispetto alla conversazione, come accade, ad esempio, nelle cabine, la cui funzione è quella di consentire di ascoltare meglio e di non farsi ascoltare. Sennonché, quando osservo questo desolante panorama sociale, è per me difficile non ravvisare in coloro che usano il telefonino dappertutto (al bar, per la strada, sui mezzi pubblici, nei negozi…) gli esponenti di un ‘reality show’ quotidiano sempre più invasivo e pervasivo, fatto di cretinismo, di piccole provocazioni e di continua violazione della riservatezza. A distanza di oltre sessant’anni, abolito il confine tra realtà e finzione, si dispiega così quella ‘fenomenologia dello spirito americano’ di cui Adorno aveva individuato con impressionante esattezza i pròdromi e còlto gl’inquietanti contorni nei “Minima moralia”: «L’abolizione delle convenzioni come di un orpello inutile, antiquato ed esteriore, consacra la realtà più esteriore di tutte, una vita di dominio immediato. E che il venir meno anche di questa caricatura del tatto nel cameratismo a base di spintoni renda ancor più insopportabile l’esisten-za, non è che un altro segno della crescente impossibilità della convivenza umana nelle attuali circostanze.»
I filosofi hanno molto insistito su ciò, che una caratteristica propria dell’essere umano, e segnatamente del cittadino, è la capacità di esprimere attraverso il linguaggio non soltanto le sensazioni di dolore o di piacere, ma anche ragionamenti morali, poli-tici, estetici, filosofici. Un popolo rozzo è facile da dominare. Partecipare alle delibe-razioni pubbliche è un’attività che esige la capacità di intendere il significato di con-cetti complessi e di cogliere bene le distinzioni, per esempio fra libertà e servitù, fra democrazia e populismo, fra governo della legge e dominio degli uomini, e così via. Ma forse è meglio non chiedersi come possano assolvere i loro doveri di cittadini de-gli individui che hanno impoverito a tal segno il proprio linguaggio e perso quasi completamente la capacità e il gusto di discutere, argomentare e costruire ragiona-menti.



Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.