Religione, astrofisica e bigotti
28 Settembre 2008
Egregio Direttore,
replico all’ultima lettera del signor Luca Cattaneo. Palesare la mia assenza di fede non è un vezzo, mi serve per farmi capire meglio dai lettori, infatti, l’unica volta che non l’ho fatto, il signor Cattaneo mi ha frainteso. Certo, dal tono dei miei interventi si capisce benissimo il mio pensiero, ma dubito che la maggior parte dei lettori si vadano a rileggere le lettere passate di un anonimo sig. Madasi.
Riguardo al racconto della creazione della Genesi, la Chiesa Cattolica da tempo non si esprime in modo netto: non nega l’interpretazione letterale (mi pare sia la versione vigente), e non nega la lettura metaforica delle scritture, più compatibile con le moderne teorie scientifiche, cosicchè all’interno della chiesa coesistono correnti di pensiero diverse, sullo stesso argomento. Mancando indicazioni chiare, ne risulta una relativa libertà di interpretazione, ciascun fedele cattolico può pensarla come meglio crede: la maggior parte dei cattolici sceglie la seconda opzione. Se Cattaneo è un credente cattolico della seconda opzione, capisco perché egli non veda conflitto fra religione e scienza: la sua corrente di pensiero non è incompatibile con le teorie scientifiche, ma l’errore logico di Cattaneo è quello di ritenere che tutti i credenti (anche non cattolici) la pensino al suo stesso modo. In fondo, però, l’errore di Cattaneo è frutto di una precisa volontà: l a Chiesa Cattolica vuole far passare il messaggio che fede e scienza siano in armonia fra loro, e nel far questo mette in bella mostra Zichichi e si vanta di un “rilevante” numero di scienziati credenti al progetto di Ginevra, come se essi fossero tutti cattolici.
Con il termine “credente”, io intendo una persona che alla domanda “Lei crede in un dio?” risponde affermativamente, e quindi comprende islamici, induisti, protestanti, ortodossi, cattolici e fedeli di altre religioni, ma non solo questi, c’è anche chi non si riconosce in alcuna religione o vi aderisce solo formalmente, ma ripone fede in una entità sovrannaturale. Fra le varie confessioni religiose ve ne sono alcune o frazioni di esse, che sono ancora ancorate all’idea della creazione secondo la genesi biblica: i fedeli di tali religioni, se osservanti, credono alla genesi (mi pare che anche il corano riprenda lo stesso concetto). Precisamente a questa quota-parte di credenti io alludevo, per loro l’eventuale passo in avanti della scienza, a Ginevra, metterebbe in discussione le loro convinzioni.
Cattaneo mi contesta quando affermo: “Dell’eventuale disagio degli scienziati credenti poco me ne cale, se temevano disagi esistenziali non dovevano fare quel mestiere. L’eventuale mancanza di disagio non sarebbe certo prova di armonia fra fra fede e scienza”. Ammetto di essermi espresso in modo un pò ruvido, ma confermo il principio, che considero di buonsenso e coerenza, prima ancora che logico: può un animalista scegliere il mestiere di macellaio? chi soffre di vertigini può costruire tetti? Conosco un agente di polizia che, convertitosi ai Testimoni di Geova, ha chiesto ed ottenuto il pensionamento anticipato, perchè riteneva incompatibile il suo credo con il fatto di portare appresso un’arma. Coerenza.
Qualsiasi scienziato ha, come tutti, studiato la storia a scuola, e dovrebbe quindi essere al corrente di come le religioni, nei secoli, abbiano tentato di imbrigliare ed infine, non riuscendovi, osteggiato la scienza, e se costui decide ugualmente di intraprendere quell’attività, dovrebbe essere perlomeno consapevole del fatto che il suo lavoro potrebbe in futuro confliggere con le sue convinzioni religiose, ma se nonostante ciò arriva ad affermarsi come uomo di scienza, evidentemente significa che la sua osservanza religiosa non è delle migliori: In questo senso credo che si debbano leggere le parole di Margherita Hack, quando, a chi le chiedeva se fosse credente rispose “ovviamente no, in quanto scienziata!”. Ancora coerenza.
Secondo Cattaneo le mie tesi fanno a pugni con la ragione, e quelle della Hack sono delle pseudoverità, beh, allora analizziamo le verità sue. Egli dice:” Se davvero la fede fosse incompatibile con la ricerca scientifica proviamo ad immaginare che razza di frustati dovrebbero essere questi camici bianchi bigotti. Ma se tali proprio non sono allora è il giudizio di partenza che fa acqua”. Cattaneo presuppone di conoscere l’eventuale stato di frustrazione degli scienziati, e lo quantifica inesistente: chiaramente questo è un dato che sfugge alla misurazione, perchè privato e soggettivo. D’onde gli viene tanta certezza che non siano frustrati? Quanto ai camici bianchi bigotti, dubito davvero che ve ne siano: alcune statistiche (non le vado a cercare, ma se occorre le produco) indicano che la percentuale di credenti cala drasticamente con il crescere del livello d’istruzione, sfiorando lo zero quando si parla di persone di scienza. Numericamente gli scienziati non sono molti, e se fra essi solo una quota irrisoria è costituita da credenti , presumo che una quota infinitesimale sia quella dei credenti di tipo “bigotto”. Mi pare che la sua logica poggi su presupposti che “fanno acqua”.
Un saluto cordiale, anche al signor Cattaneo.



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