Ricordate lo scandalo della Banca Romana?
1 Giugno 2010
Egregio direttore,
ripassiamo la storia d’Italia , quella che viene accuratamente evitata sui libri scolastici: novembre 1893, dopo anni di grasse spartizioni con appalti,definita "torta" l’inevitabile crollo finanziario, per coprire i debiti la Banca Romana autorizzata a stampare carta denaro, stampa – e non poco – anche ben oltre i limiti concessi. Alvisi scopre la truffa, al potere Crispi con Giolitti al tesoro che imbavaglia, insabbia: Alvisi non gode di buona salute e sentendosi prossimo a passare a vita migliore, cerca di salvare
l’anima, diffonde un memoriale… scoppia la bomba mediatica: Giolitti diventato primo ministro, diremmo or ora zelante, ordina un’inchiesta amministrativa a carico della Banca Romana e il presidente della banca Tanlongo va in carcere quale distributore di denaro agli amici e non solo. Il classico maneggione, simpaticone, amico di cardinali e di massoni omnipresente negli scandali italici, egli confessa d’aver prestato si fa per dire mucchi di denaro a tre presidenti del Consiglio, ed ecco che scappa il morto, l’onorevole De Zerbi inputato d’aver incassato mezzo milione da Tanlongo,viene trovato morto: infarto, forse suicidio, viene arrestato anche il presidente del Banco di Napoli mentre tentava la fuga all’estero con una valigia di soldi vestito da prete. Un direttore del Banco di Sicilia denuncia le malefatte dell’istituto e viene ammazzato, indiziato l’onorevole Palizzolo noto capo mafia, condannato a trenta anni, viene assolto in cassazione; in seguito Crispi farà approvare dalla camera l’istituzione della Banca d’Italia, l’unica che potrà stampare denaro, alla Camera. Crispi riuscirà a far dimettere Giolitti quale insabbiatore, mentre tutti i deputati urlavano «ladro ladro…»
Le stesse urla verranno rivolte a Crispi quando emerge un prestito del Banco di Roma di un
milione e più a favore della moglie, signora Crispi… nel frattempo il giuggiolone Tanlongo verrà "te pareva", assolto.
Non sillabo parola…



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