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Riflessioni sulla dislessia

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24 Settembre 2007

Egr. Direttore,

ho letto alcuni articoli relativi alla dislessia e a varie idee ad essa relative e volevo condividere con i lettori una mia esperienza in merito.
Nell’estate del 2003 ero in Inghilterra, a Northampton, come responsabile di minori in vacanza-studio.
Col secondo gruppo di ragazzi è giunta presso il nostro college anche una psicoterapeuta. Chiacchierando con lei mi ha spiegato che era lì in quanto doveva seguire un ragazzo dislessico.
Le ho chiesto chi fosse il ragazzo e lei mi ha indicato un ragazzino di 13 anni con una maglia bianca e azzurra che era in mezzo ad un gruppetto di altri partecipanti.
Mi sono avvicinato al gruppo presentandomi come l’animatore più pazzo del mondo e ho chiacchierato un po’ con loro mentre la psicoterapeuta era impegnata nella compilazione di alcuni moduli in direzione.
La cosa che mi ha stupito è che il ragazzo con la maglia bianca e azzurra non aveva NULLA DI DIVERSO dagli altri: chiacchierava come loro mentre mi parlavano delle loro squadre di calcio preferite tant’è che io credevo di aver individuato male “il dislessico”.
Terminata l’attività in direzione ci raggiunge la psicoterapeuta e si piazza di fianco al ragazzino standogli pressoché appiccicata con un aria molto professionale.
Alcuni ragazzi del gruppo si sono allontanati per giocare a calcio, “il dislessico” è stato fermato dalla psicoterapeuta con la seguente frase “tua madre ha detto che non devi sudare!”, mentre un altro paio di ragazzi non aveva voglia di prendere parte alla partita. Siamo rimasti, quindi, in cinque e cosa per me strana, “il dislessico” ha iniziato ad avere problemi nel parlare: era come se balbettasse… allora ho capito qual era la sua diversità: aveva la tipa semi-acida a fianco che gli impediva di fare ciò che agli altri ragazzi era permesso (in questa circostanza una partita di calcio con relativa sudata!).
Mentre tutti i ragazzini erano lì in vacanza-studio lui, per decisione della mamma, era lì solo per lo studio ed in più aveva una bodyguard perennemente a fianco!
In accordo con gli altri responsabili ho fatto in modo che la psicoterapeuta non stesse col fiato sul collo del ragazzino per tutto il tempo e, strano a dirsi, il ragazzo non ha avuto alcun problema di dislessia per il resto del soggiorno inglese!!!
Ciò che per me era chiaro, e lo era anche al resto dello staff lì a Northampton, è che il ragazzo aveva come unico problema una mamma eccessivamente premurosa ed opprimente. Era un ragazzino normalissimo: sveglio e intelligente!

Quando penso che oggi i bambini con problemi di dislessia vengono sottoposti a trattamenti psicologici o considerati handicappati, non posso non irritarmi! Perché un ragazzino deve credersi malato o diverso, quando non lo è? E perché la collettività deve pensare che sia malato o diverso?
Da bambino nella mia pronuncia non esisteva il suono “SC” così le scarpe erano le ccappe, la scopa la ccopa, i biscotti i biccotti e via dicendo. All’epoca la parola dislessia non era (per fortuna) diffusa e così non sono mai stato trattato diversamente dagli altri bambini e il disturbo è sparito da solo verso i dieci anni.
La mia idea è che per la dislessia non serve alcun tipo di cura in quanto, per definizione, la cura è la soluzione ad una disturbo o malattia mentre la dislessia non è né l’uno né l’altra!

Nico De Marco

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