Rinascita della sinistra
26 Giugno 2007
Egregio direttore,
da tempo vado sostenendo che la rinascita della sinistra è possibile solo se ci si impegna a ricostruire un progetto fondato su posizioni forti e chiare (concernenti le questioni cruciali del lavoro, della democrazia e della pace), che siano visibili, identificabili e riconoscibili, in modo che ad esse si possa aderire in forme attive,
’mobilitandosi per’ e ‘appartenendo a’.
Ecco perché ritengo che, se Walter Veltroni, nel momento in cui si appresta a pronunciare il discorso dell’investitura, non si è ben capito se a leader del Pd o a leader del centro-sinistra, si richiamerà, come è solito fare, ai valori comuni che dovrebbero vigere in un paese normale, commetterà il suo primo errore teorico e politico (e con lui un Partito che è altrettanto evanescente quanto sono forti i poteri che mirano a farne lo strumento di gestione di un blocco borghese, neocorporativo e antipopolare). Infatti, come comprende anche un fanciullo, in una società divisa in classi i valori comuni sono solo una finzione, mentre reali possono, e devono, essere le regole comuni, a cominciare da quel grande “compromesso storico” che è la Costituzione italiana. Perciò, dico a Veltroni e alla gente del futuro Pd (e lo dico senza alcuna jattanza, in base ad una convinzione razionale) che occorre tornare a distinzioni forti e centrali, laddove le distinzioni concepite e praticate dal Pd e dallo stesso Veltroni sono deboli e marginali; dico, cioè, che occorre tornare alla distinzione destra/sinistra: una distinzione che oggi appare quasi tutta a livello del ceto politico e quasi per nulla a livello delle masse popolari. Ma proprio qui entra in gioco la definizione di una cultura politica, per costruire la quale non serve giustapporre l’effigie di don Luigi Sturzo a quella di Antonio Gramsci e neanche evocare personaggi come Martin Luther King e John Kennedy.
La tesi che enuncio è la seguente: nella sinistra può essere definita cultura solo quella che si incarna in masse di popolo, poiché le idee diventano forza materiale quando rappresentano i bisogni e le aspirazioni di vasti settori della società.
La prima premessa, dura ma concreta, da cui bisogna muovere per impostare e condurre una strategia di rinascita della sinistra è allora (non un’idea ma) un fatto, che ha peraltro cause storiche, strutturali e sovrastrutturali, ben precise: l’esistenza di
una mentalità borghese penetrata nel corpo e nell’anima delle classi a cui la sinistra deve rivolgersi, un senso comune che nasce da un misto di ‘anarchismo da gran signore’ e di ‘capitalismo popolare’, anche se nel lessico sociologico-filosofico è denominato con i termini tecnici di modernizzazione, globalizzazione, individualizzazione, secolarizzazione. La seconda premessa, alternativa alla precedente, da cui occorre muovere è che questa forma della società può essere descritta oggi, e combattuta, soltanto da una posizione:
da quella posizione di pensiero e da quella pratica di classe che riconosce la sua genesi nella storia del movimento operaio. L’assunzione di questa eredità, che consegue dalla congiunzione dialettica di quelle due premesse, segna il nuovo inizio della sinistra del XXI secolo. La sinistra sarebbe perduta se accettasse (fenomeno, questo, ben noto al sindaco di Roma) una situazione in cui i quartieri residenziali sono di sinistra e le periferie urbane di destra!
Dunque, se le premesse sono esatte, la conclusione che ne discende è che una posizione di sinistra non può adagiarsi nel professionismo politico-istituzionale e nell’amministrazione dell’esistente, ma deve orgogliosamente affermare, coniugando etica della convinzione ed etica della responsabilità, che “noi veniamo da lontano e andiamo lontano”. Per evitare che alla sinistra senza popolo si sommi un popolo senza sinistra vi è una sola linea di condotta da seguire (che contiene in germe un antico stile politico e un intero programma di ricerca e di azione). Essa è, ancora una volta, quella indicata da Bertolt Brecht: “Sdegno e tenacia, scienza e ribellione, rapido impulso, meditato consiglio, fredda pazienza, perseveranza infinita, intelligenza del particolare e intelligenza del tutto: solo ammaestrati dalla realtà potremo cambiare la realtà”.



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