Scienze della comunicazione: una facoltà sottovalutata
8 Marzo 2010
Egregio direttore,
23 anni, tre anni di università, una laurea in tasca, centinaia di curricula inviati… nessuna risposta!
Con il diploma oggi si fa ben poco. Fino a dieci anni fa, lavorare in banca per un diplomato in ragioneria era una cosa possibile, oggi, un ragioniere nella migliore delle ipotesi può aspirare ad essere assunto come cassiere al supermercato.. alla fine ha sempre a che fare con i soldi no!?
Mi sono laureata in scienze della comunicazione all’Università degli Studi dell’Insubria di Varese (perché studiare a Milano quando si ha un’università sotto casa? a mio parere un’ottima università); pensavo che dopo la laurea avrei potuto fare qualsiasi cosa. Giovane, carina, intraprendente, entusiasta, ma soprattutto con una laurea in tasca..chi o cosa avrebbe potuto fermarmi?
Ad un anno e mezzo dalla laurea mi ritrovo catapultata in una realtà in cui la parola più utilizzata è “crisi”, una realtà in cui “laureando” è sinonimo di “disoccupato”. Continuo a ricevere porte chiuse in faccia (quelle poche volte che le porte si aprono). Come tanti altri miei compagni di corso, mi sono adeguata alla realtà e ho lavorato per circa un anno svolgendo attività molto lontane da quello che mi piacerebbe fare veramente. Ho lavorato come receptionista, come hostess e do ripetizioni a due ragazzini delle scuole medie. Ammettiamolo: è frustrante!
Come è possibile non trovare occupazione nell’ambito della comunicazione quando la comunicazione è il nostro “habitat”!? Persino le aziende di vecchia data si sono dovute adeguare ai tempi aprendosi ad essa, avvalendosi di uffici stampa, uffici delle relazioni con il pubblico e di tutti i mezzi di comunicazione che facilitano il rapporto azienda-cliente. Un esempio su tutti, gli uffici pubblici che hanno dovuto “svecchiare” il modo di rapportarsi al cittadino ed in generale la burocrazia vigente da anni per renderla accessibile a tutti.
Vorrei solo che venisse data un’opportunità anche a noi; noi che non siamo medici, non siamo avvocati, non siamo ingegneri, ma che abbiamo comunque tanta voglia di imparare e tanta voglia di metterci in gioco.
Si dice: “chi vuol conoscere un buono scrittore, gli dia la penna in mano” .



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