» Invia una lettera

Siamo docenti e non giustizieri

La Flora torna fra i banchi di scuola
1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle
Loading...

29 Luglio 2025

Anche quest’anno l’esame di maturità è tornato a far discutere circa la sua capacità di tributare il giusto riconoscimento all’itinerario formativo compiuto da ogni studente. Se la questione mi interpella non poco quando penso agli alunni che ho accompagnato verso questa tappa significativa, mi inquieta ancor di più quando, da esaminatore, mi trovo di fronte a volti nuovi.

Nuovi, sì, ma meritevoli di essere raggiunti dallo stesso sguardo che riservo ai miei allievi: me lo ripeto tutte le volte in cui sono chiamato a svolgere il non facile compito di commissario esterno. Si tratta di un ruolo nel quale, pur avendo vissuto in diverse occasioni questa esperienza, mi calo sempre con «timore e tremore», per ricorrere a un’espressione paolina cara a Kierkegaard, nella consapevolezza della delicata responsabilità di cui sono investito. Mi viene chiesto, infatti, di valutare le prove di ragazzi che non conosco e di cui devo tuttavia valorizzare il percorso.

Questa funzione mi costringe perciò a esercitarmi in una virtù nella quale non brillo particolarmente: quella dell’umiltà. Proprio così: l’umiltà di ascoltare con attenzione i colleghi membri interni, che presentano il profilo di ciascun candidato; l’umiltà di non oltrepassare i limiti del mio incarico, che è quello di esaminatore, non di inquisitore, e di rispettare quindi le scelte didattiche, l’impostazione culturale e i criteri di valutazione adottati dai docenti della classe, senza giudicare, ma partendo anzi dal presupposto di avere sempre qualcosa da imparare; l’umiltà di riconoscere che il mio metodo di insegnamento non è l’unico né è migliore di altri; l’umiltà di non far prevalere la prospettiva parziale delle mie discipline, perché va considerata la preparazione globale dello studente; l’umiltà di lasciare all’alunno il ruolo di protagonista, come del resto dovrebbe sempre accadere, in modo diverso, anche durante le lezioni, e di evitare, pertanto, la tentazione di trasformare il colloquio d’esame in un palcoscenico per fare sfoggio di cultura, intervenendo con precisazioni, postille e digressioni superflue, che rischiano oltretutto di disorientare persino il candidato più preparato, dandogli l’impressione che la sua esposizione sia incompleta anche quando è invece perfetta, o di mettere ulteriormente in difficoltà chi già
arranca.

Non è questo, infatti, lo spirito della prova orale: dovrebbe trattarsi, come prescrive la norma, di un colloquio ad ampio respiro, che negli anni scorsi ho talora visto trasformarsi, al contrario, in una somma di interrogazioni disciplinari. Lo dico senza presunzione, non escludendo di avere in questo la mia parte di responsabilità.

Occorre allora uno sguardo capace di «mettere in luce ciò che i ragazzi esprimono di positivo più che le mancanze», come sottolineò il presidente della commissione in cui, nell’ormai lontano 2008, ricoprii per la prima volta l’incarico di membro esterno. Queste parole dovrebbero essere la bussola di ciascun docente, tutti i giorni, ma valgono a maggior ragione se il compito è quello di esaminare gli allievi di altri.

Ecco perché cerco di fare ogni sforzo possibile per imparare i nomi degli studenti prima del colloquio e, quando se ne presenta l’opportunità, sono felice di scambiare qualche parola con l’insegnante titolare delle materie per cui sono commissario, nel mio caso filosofia e storia, così da evitare il rischio di far trionfare la logica della mera misurazione sull’attenzione che è invece doveroso riservare, attraverso l’esame, alla valorizzazione del percorso di ogni alunno.

Non dobbiamo insomma dimenticare che, per stare ancora alle sagge parole del mio autorevole presidente di 17 anni fa, «siamo docenti e non giustizieri».

Luca Girardi
Insegnante di filosofia e storia

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.