Un giovane ricercatore suicida è il segno del fallimento
27 Settembre 2010
Egregio direttore,
con sconcerto ho appreso che un dottorando si è suicidato a 27 anni.
(http://www.cronacalive.it/norman-zarcone-dottorando-in-filosofia-del-linguaggio-di-27-anni-di-palermo-si-suicida-gettandosi-dal-terrazzo-della-facolta.html).
Non posso immaginare quanti dubbi spinosi, quante incertezze amare, quanti punti interrogativi che rimbombano tra le pareti celebrali fino a distorcere la percezione della quiete e tramutarsi in notti insonni; non so davvero se lo Stato, quello non più di diritto, quello della propaganda della non crisi e degli esempi palesi di degrado morale e civile, non so se si possa trascinare sul banco degli imputati ma so per certo che non era lì. Non era presente quando i finanziamenti alla ricerca mancavano, quando l’università veniva lasciata in mano a dinosauri e a logiche interne di selezione, quando la televisione
diffondeva notizie di gossip mentre la realtà gridava all’inquietudine, mentre un ragazzo di 27 anni, nonostante il suo 110 e lode, veniva inghiottito dalla depressione, nonostante i suoi 3 anni di dottorato senza nessuna borsa di studio, nonostante i suoi sforzi al circolo nautico per quei venticinque euro al giorno, appena prima del traguardo. Non possiamo immaginare nemmeno il terrore che ha avuto di rimanere senza lavoro, con le speranze universitarie già spezzate, con quegli studi in filosofia della conoscenza e della comunicazione in un’Italia che appariva gelida, anche a Palermo. Quell’impegno e
quei risultati ottimi magari altrove sarebbero stati premiati, generando soddisfazione e rispetto, evitando il sipario drammatico di chi addirittura non vede alternativa se la propria libertà di pensare deve arrendersi di fronte all’immobilità delle cose.
Viviamo in un paese che fallisce inevitabilmente, quando i giovani sono privati persino di un proprio futuro.



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