Uno spettro si aggira nel centrosinistra varesino
28 Giugno 2006
Egregio direttore,
uno spettro si aggira tra le forze politiche del centro-sinistra varesino, all’indomani del voto alle amministrative che, secondo qualcuno, è stato il loro peggior risultato di sempre.
E’ lo spettro dell’autoreferenzialità. La voglia di rappresentare solo una ristretta élite, che ormai riduce gli apparati organizzativi (di quelli che una volta erano “i grandi partiti di massa”) ad una sorta di gusci vuoti.
Si era cominciato con la beffa dei candidati indipendenti utilizzati a mo’ di limone da spremere per garantire voti ai candidati “eletti”, dove con questo termine si intende il privilegio di trovarsi in una posizione di eccellenza: nell’ordine alfabetico come nella logica di potere.
Il caso emblematico è stato quello di Michela Barzi, capolista di Rifondazione Comunista che non è riuscita ad avere il suo seggio in Comune, andato al segretario cittadino di quel partito.
Ma anche Yapo Yapi, esponente del movimento per i diritti degli immigrati organizzato nell’Anolf, il quale, dopo aver contrattato con la Margherita una sua candidatura che avrebbe potuto rappresentare l’autentica novità della scadenza elettorale amministrativa, non è stato sufficientemente tutelato per arrivare all’ elezione, tenendo conto che la maggior parte degli immigrati (extracomunitari e non) non possono ancora votare.
Ma la stessa logica, per quanto respinta con argomenti alquanto capziosi, la si può ritrovare anche tra i Democratici di Sinistra, che hanno utilizzato candidature esterne qualificate per poi invece confermare i “soliti noti” del partito.
Difatti non si può parlare, da parte loro, di “controtendenza” con argomenti sul genere di quelli che ho letto su questa rubrica: “noi abbiamo eletto tre candidati indipendenti su sette”.
L’affermazione si condanna da sola: un tempo, e proprio nel partito da cui parte oggi questa affermazione,le candidature degli indipendenti erano il “fiore all’occhiello” delle liste elettorali, quelle che meglio esprimevano la capacità di rappresentare il mondo delle professionalità e delle competenze. Questa espressione della “società civile” avrebbe dovuto essere tutelata e salvaguardata fino in fondo; si sarebbe potuto parlare di successo solo se certi nomi, più genuinamente collegati a queste competenze, non fossero stati invece impietosamente bocciati anche tra i DS.
Basterebbe che i dirigenti di quel partito parlassero con loro ( e con quanti militanti avevano sperato in loro) per raccogliere il loro malcontento ed imbarazzo, e forse quel “successo” che vantano avrebbe la sua giusta dimensione.
Ora la vicenda politica si sposta sui posti in commissione, e siamo alle solite: qualcuno già dice che anche qui si voglia ricorrere al famigerato e mai troppo logoro “codice Cancelli” per attribuire gli incarichi, che devono essere formalizzati entro metà luglio.
Io vorrei invece coltivare la speranza di un cambio di registro e chiedo a tutti i partiti dell’area di centro-sinistra: quali competenze, che pure ci sono in seno ai predetti indipendenti, in virtù delle quali essi sono stati candidati, saranno spese per occuparsi, negli organi che istruiscono il lavoro del Consiglio Comunale, in merito al bilancio, i lavori pubblici, la pianificazione territoriale, urbanistica e della mobilità, la tutela ambientale, la cultura, i servizi sociali, educativi e l’università, ecc.? Anche in questo caso sarà tutto solo in mano all’élite degli eletti o si vorrà fugare lo spettro dell’autoreferenzialità coinvolgendo coloro che si erano messi a disposizione, credendo ancora nel significato dell’espressione impegno politico (cioè a vantaggio della “polis”, della città)?
Cordiali saluti,
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