Ma a Varese è finito il lockdown?
24 Aprile 2020
Ma a Varese è finito il lockdown?
È questa la domanda che mi sono fatto oggi appena uscito di casa per recarmi al lavoro.
Ho avuto proprio questa sensazione, che per molti, troppi, il lockdown sia terminato. A meno che non abbia dormito qualche giorno in più ed è il 4 maggio, c’è qualcosa che non mi quadra.
Abito nel centro di Varese, subito si capisce che c’è un’aria quasi normale, vedo una decina in attesa dell’autobus, faccio qualche metro e altre dieci persone circa ad attendere l’autobus, una ragazza seduta su una panchina.
Quattro persone chiacchierano davanti ad un noto negozio di vestiti del centro, facendo, se non erro, assembramento. Uno dei quattro ha comodamente la mascherina abbassata, probabilmente non hanno paura e timore di questo fantomatico coronavirus.
Se ti avvicini al centro commerciale Le Corti, puoi capire che ci sono oggi meno controlli di mesi fa, ma posso assicurare che è così da almeno due settimane. Sui gradoni qualcuno chiacchiera, chi ricarica il cellulare e qualcuno seduto sul muretto a fare l’ennesimo assembramento, ma cosa vuoi che sia, forse è tutto normale.
Durante la giornata mi arrivano voci anche di gente nascosta anche nel cortiletto delle Corti, un altro assembramento, con tanto di alcolici, giusto per non farci mancare proprio nulla.
Al lavoro non va meglio, le coppie che fanno la spesa sono davvero tantissime, in molti non so se ancora non sanno che in due non si può uscire per fare la spesa, se prima facevano finta di non conoscersi e poi te li ritrovavi in cassa, ora entrano tranquilli, uno dietro l’altro, rubando l’ingresso ad altra gente che fuori attende.
Purtroppo quando ce ne accorgiamo spesso è tardi.
Ci sono anche quelle persone che si incontrano in negozio, dato che non possono vedersi per via di questa maledetta quarantena, madre e figlia, o semplici amiche. Cosa vuoi che sia, se c’è qualche falla al sistema se approfitta.
Non manca ancora chi si fa le code per scontrini di 1 euro e 25 centesimi. Potrei parlare di tutte quelle persone educatissime che dopo aver fatto la spesa gettano i guanti nei carrelli o nei parcheggi. Ma sì cosa vuoi che sia, è tutta sana educazione.
Cosa vuoi che sia, eppure c’è chi ha perso il lavoro, chi è in cassa integrazione, chi da due mesi non esce davvero di casa se non per reale necessità e non vede i parenti, chi ha attività bloccate, chi è malato, chi cura i malati 14 ore al giorno e chi è morto.
Non è colpa loro né nostra se controlli non ci sono più e già questo è gravissimo, ma sappiamo bene che in fondo il mondo è sempre stato dei furbi, cosa vuoi che sia. Facciamo finta di nulla. Mi sento, come tanti, solo preso in giro.
(lettera firmata)



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