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Vivere a San Fermo è bello

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20 Novembre 2006

Egregio Direttore,
ho letto la lettera del residente di San Fermo che teneva a precisare come l’evento increscioso accaduto la sera di venerdi scorso fosse da “attribuire” al quartiere di Valle Olona e non, appunto, San Fermo.
È verissimo che il bar dove è successo si trova a Valle Olona, ed è sacrosanto che chi abita in un quartiere già troppe volte tacciato a mò di “periferia pericolosa” senta il dovere morale di difendere la propria castellanza, dove sicuramente risiede in modo sereno e piacevole.
Sono sincera: sono STUFA anche io di leggere le associazioni di pensiero “San Fermo = quartiere ghetto”. Basta! Ho già difeso tante, troppe volte da che sono in Circoscrizione 5, la nomea del borgo, credendo PROFONDAMENTE che sia ora di finirla di pensare che tutta la criminalità, lo spaccio, l’inciviltà risiedano e fioriscano lì!
È successa una cosa gravissima venerdi sera , ma resta un episodio , e non è un episodio a fare di un quartiere una zona a rischio.
O meglio: purtroppo ciascun angolo delle nostre città è diventato a rischio, perché un po’ ovunque nessuno di noi può dirsi al sicuro. Non esiste la micro o macro criminalità in agguato dietro ogni curva di San Fermo o Valle Olona. Esiste, aimè, una realtà quotidiana dove non sempre le persone che hai di fronte al bar, a scuola, nei negozi , sono persone ben intenzionate. Esiste un problema Grande come una casa, e gli episodi di bullismo giovanile ne sono la riprova. Esiste la mancanza di civiltà, rispetto, umano e civile, che porta le giovani generazioni ad imbrattare i muri, a deturpare i parchi, a violare le libertà e l’integrità fisica e morale degli altri. Mi fa paura questa perdita di valori e di senso civico e civile.
Eppure sono convinta che se da un lato l’informazione fa il proprio mestiere correttamente e quindi da “grande Fratello del 2000” fotografa ogni gesto screanzato della società (civile?) , dall’altra parte penso che se questa morbosità dello scoop fatto di violenza non fosse così caldeggiata dai media, forse sarebbe minore il desiderio di emulazione nelle giovani generazioni. Forse non saremmo alla totale esasperazione dei fatti.
Non sono bigotta, non è perbenismo questo, è solo la voglia di ritornare a leggere una informazione non così portata all’esasperazione. Non mi riferisco al vostro caso,o comunque al caso in questione citato dal lettore, ma ad una stampa o ad una televisione spinta fino all’estremo nella ricerca del boom di ascolti o di lettori. Fa male leggere che accadono certe cose. Ma fa ancora più male la sottile e morbosa continua sottolineatura di certi aspetti della vita quotidiana. Forse gli stolti ci sarebbero comunque; forse gli incivili e i maleducati avrebbero comunque “grandi” idee di distruzione; forse gli ignoranti resterebbero tali e continuerebbero a nuocere l’incolumità altrui. Ma forse….qualche scemo in meno , che diventa tale per un puro spirito di emulazione o per una insana e godereccia voglia di apparire sui giornali, non esisterebbe …se non fossimo bombardati dalle ultime trovate( come i video scioccanti di questi giorni nelle scuole) che , credetemi, un po’ “pompati” per far notizia lo sono sempre.
Forse non avremmo bisogno di tentare di continuare a difendere i nostri quartieri, se dei nostri quartieri si sottolineasse di più qualcuno dei (numerosi) aspetti positivi!
E questo non vuol dire mettersi il paraocchi e far finta che i problemi non ci siano, perché anzi sono gli stessi residenti che per primi e giustamente quando arrivano al limite denunciano eventuali grossi problemi sul posto.
Ma avremmo almeno tentato di portare un po’ di positiva voglia di vivere bene il quotidiano fuori dalla porta di casa. E avremmo cercato di dare la voglia di essere sui giornali per qualcosa di bello, di buono. Non per la cronaca nera. Lo so, non sano il mondo con queste frasi…magari!….. Vorrei solo, ogni tanto, poter leggere di quanto è bello (perché è così !) vivere a 2 passi dal centro in un quartiere come il nostro, dove se vai nei bar, negli oratori, nei negozi, nelle scuole, trovi la gente che ti chiama per nome, ti chiede come stai e ti stringe la mano, ti offre il caffè e sa ancora ascoltarti.
Proviamo a scrivere un po’ più di questo, piuttosto che pompare le notizie “morbose”. Forse impareremo a vivere meglio i nostri quartieri e non sentiremo sempre l’esigenza di stare sulla difensiva.

Stefania Cipolat, Presidente Circoscrizione 5 Varese

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