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Alcune considerazioni sulla cava Italinerti

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28 aprile 2011

cavaEgregio Sig. Roberto Di Giandomenico,
non deludo nessuno sviluppando questo “progetto di recupero” in modo serio e professionale, ma non voglio neanche essere strumentalizzato e demonizzato dalla politica a fini meramente elettorali. Purtroppo questo è quello che stà accadendo, con la scusa della salvaguardia dell’ambiente e dell’acqua. Rispondendo alle Sue affermazioni Le devo dire che:

1. è assolutamente esagerato dire che tutte le colline e montagne devono essere messe in sicurezza, forse Lei non ha visto lo stato dei luoghi; non vedo altre colline ferite da una voragine alta quasi 90 mt. (forse l’unico caso simile è la Cava Rasa).

2. Per quanto riguarda poi il paventato inquinamento dei pozzi della Valle della Bevera, trattasi di un affermazione falsa e tendenziosa, utilizzata dalle associazioni ambientaliste per carpire l’interesse delle persone e far leva sulle loro comprensibili paure, criminalizzando la nostra attività. Queste affermazioni non sono sorrette da nessuna relazione tecnica. Nella ormai famosa relazione dell’Aspem, che la invito a leggere, si dice chiaramente che I POZZI in VAL BEVERA SONO a MONTE FLUSSO rispetto alla posizione della CAVA e quindi E’ ESCLUSO INQUINAMENTO, perchè l’acqua passa prima nei pozzi e poi passa sotto la cava dopo 1km; per i tre POZZI della Val Sorda, che si trovano nella valle laterale e sul fronte opposto alla collina oggetto di recupero a 400 mt di distanza, Noi abbiamo dimostrato che anche in questo caso si trovano a MONTE FLUSSO, mentre l’ASPEM dice che il flusso potrebbe essere laterale alla cava, ma anche in questo caso la relazione non dice che vi possa essere un inquinamento dei pozzi. La relazione ASPEM nelle conclusioni CONCORDA con le NOSTRO STUDIO e per fugare comunque qualsiasi rischio chiede, come per altro già previsto dal nostro progetto, di realizzare un pozzo piezometro tra la cava e i pozzi della Val Sorda e un secondo aggiuntivo in Val Bevera a valle del cantiere. Quello che emerge è che, si sia artificiosamente esagerata e gonfiata la realtà cercando di spaventare la gente per farla reagire, utilizzando abilmente singole parole o frasi dette dai tecnici, che invece hanno sempre seguito questo progetto in modo corretto e professionale.

3. Concordo con Lei quando afferma che nell’area ci sono dei problemi, ma l’esistenza di questi problemi non deve essere motivo per bloccare un progetto di recupero ambientale serio e capace di far ritornare una zona degradata e pericolosa, anche in funzione del futuro PLIS. Non capisco come mai le associazioni e le istituzioni non abbiano utilizzato la stessa forza e determinazione verso le altre realtà a cui Lei ha accennato. Come mai nessuno ha urlato all’inquinamento delle fonti per la Cava Valli? Quella si a monte del campo pozzi della Val Bevera, molto più vicina della nostra e quindi potenzialmente influente sui pozzi di Varese.

4. Il volume scavato sarà di 1.300.000 mc, variato su nostra iniziativa per venire in contro alle richieste del Comune di Cantello, per cui abbiamo eliminato anche l’impianto e innalzato il fondo cava oggetto dell’intervento di 14 mt e ristretto l’area di intervento; tutto per cercare di mitigare il più possibile l’impatto ambientale. Su questo argomento poi bisogna dire che la l’intervento sarà svolto a lotti partendo dall’alto e scendendo saranno creati i gradoni e subito ripristinati a verde. Quindi sia visivamente ma anche in funzione dell’impatto ambientale l’area oggetto di lavori sarà sempre limitata rispetto a tutta l’area oggetto del recupero, quindi non andremo a scoprire tutta l’area oggetto dell’intervento togliendo tutto il “cappellaccio”, ma solo una parte, che verrà ripristinata passando al secondo lotto.

5. E’ assolutamente sbagliato dire che il “cappellaccio” verrà eliminato per sempre e con esso tutta la vegetazione, perchè da progetto è previsto di accumulare il “cappellaccio” all’interno dell’area di recupero per poi essere utilizzato per la copertura dei gradoni e come dicevo precedentemente il recupero verrà eseguito a lotti e quindi solo una porzione della superficie verrà scoperta oltre a quella che è gia scoperta che corrisponde al buco esistente.

6. Il “filtro naturale” non è rappresentato solo dal “cappellaccio” ma l’insieme tutti gli strati di ghiaia, sabbia e roccia prima della falda, anche questa è una esagerazione volta a spaventare più che informare correttamente la gente.

7. In conclusione come ho già avuto modo di ricordare al rappresentante della LIPU. che ci accusava di poca coerenza tra la nostra attività e l’attenzione alla salvaguardia ambientale, Le ricordo che la famiglia Nidoli già negli anni ‘80, quando il problema ambientale non era certo di moda ne all’attenzione delle pubbliche amministrazioni, ha donato le proprietà nella palude Brabbia per la creazione di un oasi naturalistica; oggi come allora, abbiamo dichiarato già prima delle proteste di voler donare tutta l’area di nostra proprietà, al termine del recupero ambientale, al Comune di Cantello dove poter fare attività didattiche, fruibile da tutti ed essere la porta d’ingresso del futuro PLIS.
Spero con questa mie spiegazioni di non averla delusa. Resto a Sua completa disposizione per qualsiasi chiarimento e approfondimento voglia fare nel merito del progetto, con un atteggiamento costruttivo e non pregiudiziale.
Cordiali saluti.

Antonio Nidoli

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