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Caro ministro, alcune considerazioni sul pubblico impiego

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15 gennaio 2009

Egregio signor Ministro,
mi permetta di fare, da semplice consigliere comunale, due osservazioni in merito ai recenti provvedimenti approvati e riguardanti il pubblico impiego.
Da sempre, infatti, ritengo che la credibilità dei politici, tanto di centrodestra che di centrosinistra, si debba misurare, senza pregiudizi, innanzi tutto in base al grado della loro personale coerenza e della coerenza dei loro provvedimenti.
La prima osservazione riguarda le restrizioni emanate sui controlli dei dipendenti in malattia. Posto che ci siano dipendenti “fannulloni” che abusano di questo istituto per starsene a casa, non posso fare a meno di chiederLe come mai nessuno, nemmeno Lei, abbia mai parlato della necessità di sensibilizzare a questo delicato tema anche i signori medici che redigono i certificati.
Va detto, peraltro, che, fin dagli anni Settanta, è stata ribadita la stretta relazione tra assenteismo e grado di motivazione. Cosa ha fatto Lei per formare i dirigenti della P.A.? Perché non ha previsto alcuna sanzione per i dirigenti “incapaci”?
Che dire, poi, degli onorevoli assenteisti, suoi colleghi? Qualche tempo fa, è stata pubblicata una statistica delle assenze dei parlamentari che, nonostante tutto, continuano a percepire, impunemente, la loro indennità. Così come la percepiscono i cosiddetti “pianisti” che, pur fisicamente assenti, risultano presenti per le votazioni.
In tempi di crisi economica, mi sarebbe piaciuto vedere un decreto per normare le sanzioni anche nei loro confronti, con decurtazioni pecuniarie almeno pari a quelle previste per i dipendenti.
In tale modo avrebbe mostrato, senza ombra di dubbio, quel rigore e quella coerenza che sono necessari per coloro che esercitano funzioni pubbliche così importanti. Credo che sia d’accordo con me sul fatto che non si può predicare bene e razzolare male!
La seconda osservazione riguarda i tagli che sono stati operati indiscriminatamente. In alcuni casi, si è provveduto a bloccare gli importi destinati al salario accessorio a quelli previsti per l’anno 2004, tagliandoli, per giunta, del 10%.
Ciò significa, in termini reali, che lo stipendio annuo di alcuni dipendenti pubblici diminuirà, mediamente, di circa 4500 euro, cioè circa 375 euro al mese. Ciò nonostante Lei va ripetendo, in ogni occasione, che il governo provvederà, attraverso le singole amministrazioni, a pagare la vacanza contrattuale (10-20 euro a testa) e che, poi, si partirà con il rinnovo dei contratti (con aumenti medi di 40-50 euro a testa).
Lei che è riconosciuto come un grande economista saprà sicuramente spiegarmi come si può definire una simile operazione.
Il governo che Lei rappresenta, d’altra parte, continua a ripetere come un mantra la frase “non metteremo le mani nelle tasche degli italiani”. Ebbene, io penso che tra poco, grazie a voi, molti dipendenti, a differenza dei loro colleghi europei, si ritroveranno senza dignità e senza neanche più le tasche.
In attesa di ricevere una Sua cortese risposta, Le porgo distinti saluti.

Fabrizio Mirabelli - Consigliere comunale PD

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