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I temi della discussione nel PD

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20 giugno 2011

Caro direttore,
 
nella relazionealla Consulta programmatica dello SPI-Cgil del febbraio scorso Riccardo Terzi svolgeva queste considerazioni sulla politica italiana: “La politica attuale è tutta giocata sui tempi corti, sulla tattica contingente, con l’attenzione ossessia all’andamento dei sondaggi, e nessuno sembra avere il senso della prospettiva, ovvero uno sguardo lungo e strategico, capace di vedere le tappe possibili di un processo storico” (….) “Lo schema interpretativo è il nuovo contro il vecchio, l’innovazione contro la conservazione, la vitalità della società civile contro la forza di inerzia della partitocrazia. I cosiddetti “rottamatori” sono gli interpreti conseguenti di questa rappresentazione. Ciò che non funziona in questo schema non è l’asprezza della critica al sistema politico, che spesso coglie nel segno, ma è la “pars costruens”, la quale è di una fragilità disarmante, perché si riduce alla retorica di una società civile immaginata e idealizzata… la retorica della “democrazia dei cittadini” dove però i cittadini sono solo gli spettatori di un gioco politico sul quale non hanno nessuna influenza… (a meno che – riassumo per brevità- non ritrovino nei partiti e nel sindacato i luoghi e gli strumenti della partecipazione.”
 
Mi permetto questa lunga citazione a premessa della doverosa risposta alla signora Roberta che mi sollecita di nuovo sulla vicenda del Pd varesino, che tanto spazio sta occupando su questa rubrica. Una risposta che le devo non solo per le benevole parole che mi ha riservato, ma perché auspico che una discussione ‘politica’ e non personalistica sia realmente necessaria. Per quanto sia arduo farlo nello spazio di una lettera ci provo, riprendendo due punti della mia lettera precedente (245).
 
1.       Quanto alla scelta del capogruppo: ho scritto che è stata frutto di autonoma decisione degli eletti nel gruppo e su questo non intendo aggiungere altro non per timidezza, ma poiché, per la mia esperienza di vita associativa, so che è troppo facile pontificare da fuori e poi scaricaricare la responsabilità su chi è chiamato in prima persona a decidere. Fino a che faccio parte della ditta, che sia il PD o l’Avis, ritengo un dovere essere solidale con chi è chiamato alle responsabilità richieste dal suo ruolo.
 
2.       Quanto alla discussione che l’ha accompagnata: la si può intendere in più di un modo. Una lettura, semplice e immediata, è quella della contrapposizione tra il vecchio e il nuovo, i cittadini e il partito. Un’altra è quella che pone il problema dell’unità del centro sinistra e della guida di una coalizione che è più ampia del PD, ma ha nel PD la parte centrale e decisiva. Non dico nulla su altre intepretazioni   tipo “lotta per bande” o altro, che riescono a sollecitare interventi più da tifosi che da persone interessate alla politica.
 
 Entrambe le interpetazioni sono legittime, ma non ugualmente convincenti. A quale delle due mi senta più vicino è abbastanza chiaro e il perché è presto detto: la visione di un PD diviso tra i “coraggiosi” che guardano avanti e parlano alla gente e i “conservatori” chiusi in difesa di un partito vecchio, non corrisponde alla realtà che vivo tutti i giorni, né rispecchia la storia delle costruzione di questo partito che, a Varese, come in tanti circoli, tra cui il mio, ha visto tante sensibilità diverse impegnate a costruire insieme qualcosa di nuovo .
 
Perciò ritengo che ridurre tutto allo schematismo ‘vecchio vs nuovo’ non aiuti. E non solo per quanto osserva Riccardo Terzi, ma anche perché lo dicono le esperienze concrete. E’ proprio l’ultima tornata amministrativa a dimostrarlo, dove, accanto al successo dei ‘volti nuovi’ di Samuele Astuti e Maurizio Leorato e della stessa Luisa Oprandi, c’è stato quello di persone di lunga esperienza politica come Edoardo Guenzani, Piero Fassino e tanti altri.
 
Tutti al servizio di progetti di governo delle città convincenti, concreti, solidali. Progetti sui quali c’è ancora molto da lavorare, a Varese come in Italia. L’agenda è densa e non vi aggiungerei discussioni astratte e sterili. Confrontiamoci sui temi veri: lavoro, fisco, federalismo, immigrazione, scuola. I problemi che tutti capiscono e che la coalizione di governo non ha risolto.
 
Ho idea che presto toccherà a noi affrontarli e ci dovremo essere tutti per farcela, vecchi e nuovi .
 
Saluti cordiali
Roberto Caielli

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