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Il crepuscolo di Bretton Wood

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14 novembre 2008

Caro direttore

è impensabile che a riscrivere le regole dell’economia mondiale, per una “nuova Bretton Woods” (secondo gli auspici di tanti e in particolare di Nicolas Sarkozy), possano essere gli stessi artefici del dissesto finanziario planetario, che da mesi ha sconvolto la quotidianità dei mercati, i listini delle borse e la serenità di milioni di piccoli risparmiatori.
Al vertice del G-20 a Washington si presentano con pudore tutti Paesi in recessione, che faranno fatica a conciliare le istanze nazionalistiche e protezioniste crescenti nei rispettivi territori, con gli incitamenti del principale protagonista di tale sconvolgimento, a cercare soluzioni per il futuro senza tradire il liberismo economico. Seppure con un tardivo ricorso a nuovi strumenti di regolamentazione dei mercati nella loro globalità.

Barack Obama reduce da una scalata, cha ha ancora dell’incredibile, si è opportunamente defilato da un summit che rischia di produrre ben poco. Evitando di legare la prima uscita da presidente-eletto all’inconcludenza di un appuntamento che non cambierà alcunché. Ha preferito lasciare George W. Bush e il Segretario al Tesoro, Henry Paulson, di fronte al baratro diventato voragine, anche per la mancanza di coraggio dimostrata da entrambi nella seconda parte del mandato presidenziale.
Sa bene che il vertice di Washington è in sostanza il prodotto di un’azione di concerto fortemente voluta dall’Europa, la sola ad essere riuscita a dare indicazioni concrete nei momenti più critici. Per la prima volta i modelli risolutivi di crisi hanno invertito la rotta e dall’Europa si impongono negli Stati Uniti. Giusto lasciare ad essi il palcoscenico. Dopotutto la resa senza condizioni della coppia più imbarazzata della storia economica americana, e la ratifica da destra di un inconcepibile intervento statale nell’economia, ha dato una spinta non indifferente alla sua corsa verso la Casa Bianca.

È l’inizio di un processo, che come promotore del “cambiamento” sarà pronto a favorire e a caratterizzare nelle evoluzioni. In un rinnovato rapporto degli Stati Uniti con l’Europa, per fronteggiare meglio e insieme la poderosa avanzata delle nuove economie asiatiche. Bretton Woods ha fatto il suo tempo. La nuova frontiera della globalizzazione non sarà tracciata a Washington, ma tutti sanno che non potrà essere disegnata altrove.

Antonio V. Gelormini

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