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Il lavoro non è merce

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14 novembre 2012

Egregio direttore,
quando faremo entrare nelle teste tutte, sia dell’acquirente che l’acquistato che il LAVORO NON E’ MERCE, migliaia di migliaia di uomini battezzati, scolarizzati, civilizzati, cittadini votanti a pari diritti, vengano contrattati all’ingrosso per farne precipitare il prezzo, togliendo il lavoro a parte di loro in ritmo crescente, lavoro unica sorgente di vita, come chi può decidere, stabilire, dall’alto (si fa per dire) chi deve essere disoccupato, non mi pare serva tirar in ballo la Costituzione, quella che si usa a piacimento.
Quando i politici avranno gli attributi per stabilire che il capitale finanziario stà alle leggi dello Stato e mai viversa, quel capitalismo che fino a pochi anni fa era quello delle fabbriche, convertito in breve in capilasmo finanziario, giocando con <DERIVATI> che nessuno vuol spiegare cosa siano se non la moltiplicazione in denari inesistenti,… con… pezzi di carta costruiti stampati con impulsi elettrici, oppure stare ai bordi della piscina pilotando con impulsi spostamenti di vagonate di denari, dieci volte al giorno dal Polo nord al Polo sud, traendone guadagni senza produrre lavoro.
Perchè in Italia solo in Italia, che pur fa parte di questa Europa, un dirigente fallito viene riposto, con una liquidazione di 5 miliardi di euro, anche se i perchè fan scricchiolare la diga degli indefinibili mangioni, continuano imperterriti a rosicchiare come cavallette, corporazioni, caste, lobby, operanti nel vizio italico della Corte.
Non amo i germanofili, ma per bacco, la Merkel percepisce 300.000 euro annui lordi, il direttore generale della Wolkswagen ne percepisce 170.000.
Non amo nemmeno l’Europa (per ora), ma se non, Lei chi altri può far leggi che vengano rispettate anche da Noi.

G.P.

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