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Mr Berlusconi, please…

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10 novembre 2008

Salve signore direttore,
sono un dei tanti stranieri partiti anni fa della sua terra d’origine, dove le regole di democrazia erano altro che legate al diritto del uomo, dove le regole contrattuali del lavoro erano altro che alla altezza di una vera democrazia.
Pensavo, mi illudevo che nella madre Europa, nella terra della storia e della invenzione, nella terra de miei nonni e antenati, erano ancora vigili le regole che collaudano un buon governo e una vera democrazia.
Ma l’altra sera dopo quel splendido discorso forse romantico del nuovo presidente degli Stati Uniti, mi sono ricreduto, mi sono portato in dietro, ad una fragile democrazia latino americana argentina, o cilena, che dopo anni di buio o incertezza arriva a scoprire un raggio di luce.
Un semplice discorso di partenza, senza grande promesse ma con tanta dolcezza e tanto carisma di una persona che è abituata a parlare a la gente, in modo semplice e allo stesso tempo intellettuale.
Mi son sentito americano e uomo del mondo. Se vivo in Italia da più di venti anni e anche se miei figli sono italiani e frequentano le scuole italiane da mesi ho capito che questo posto a volte mi sta stretto, e che questo odio sparso da alcuni verso la “gente” non mi appartiene.
E quando ho visto la immagine di Silvio Berlusconi, presidente di un paese come l’Italia, cosi ricco di storia e cosi ricco di cultura, dar dell’abbronzato al suo rivale politico, con quell’odio e quella poca qualità di statista ho pensato che forse esiste un modo solo per non vedere più la faccia di quell’odio verso il mondo che impregna con il suo falso sorriso il presidente di tutti gli abitanti di Italia: il voto.
Sono straniero, dovrei star zitto, e se sono a Varese, forse ancor di più? Non credo, li ho incontrati, esistono ancora persone capace di far sì che io creda alla democrazia. E esistono anche i modi perché uno che non ama la sua gente del suo paese non sia al governo, e la svolta ci sarà, spero presto, ma anche attendere non farà male.
Perché l’America si merita altro, e l’Italia si merita altro, e fra la battuta del presidente di tutti gli italiani, cosi denigratoria, e cosi odiosa verso la gente che siamo, e il furgone parcheggiato davanti a un gruppo di lavoratori in Italia che in ginocchio pregano in pace, residenti con i loro figli a carico, in Italia da più di cinque anni, mi scusi signor direttore: non esiste differenza.
E c’è soltanto un solo modo di far tacere quella mancanza di stile che crea una vera democrazia: il voto. E mi scusi sig. direttore, ma pronto questo voto farà conto con la realtà.

Martin Stigol

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