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Non basta essere fuori dal famigerato apparato per essere cristallini

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21 novembre 2012

Caro direttore,
è interessante la lettera del signor Dotti, in fondo mette in risalto un dato
non trascurabile: anche il nuovo, e  l’egocentrico Di Pietro presentò il suo
movimento dal nome altisonante, Italia ei Valori, come "nuovo" è vecchio come
il cucco e per giunta adesso si scopre che le novità e i valori   abbondano
mica tanto
Non basta essere fuori dal famigerato apparato per essere cristallini, anzi,
spesso le rigide e odiate regole all’interno dei partiti  finiscono  con
l’essere  una garanzia contro la corruzione.
La scarsa democrazia  interna che ha da subito caratterizzato il  il movimento
dell’ex magistrato oggi mette nero su bianco come dovrebbe essere ben valutata
la credibilità dei militanti, dei candidati e dei dirigenti che spesso
ricoprono cariche importanti senza passare il viatico del metodi democratici e
un po’ pedanti, con cui i partiti magari vecchi, ma seri si affidano.
Il predellino, l’acclamazione, il santone di turno, il demagogo sono i veri
nemici della democrazia, ma noi italiani un po’ smemorati, accorriamo in massa
sotto i balconi scordando quanto male ha causato al nostro paese un tristemente
famoso balcone.
Non rischiamo certo una dittatura da bastone e olio di ricino, ma una forse
peggiore: l’annientamento della coscienza critica in cui il dittatore è il
capitale che ci tiene tutti sotto giogo drogandoci la mente con menzogne e
pubblicità occulte che ci mandano a votare persone e partitidi "killers" cui
sono i veri mandanti, che se solo ci soffermassimo a ragionare un secondo, non
prenderemmo nemmeno i considerazione data la pochezza della proposta politica e
la totale mancanza di decenza nel presentare il niente farcito di slogan.
I partiti sono il punto di forza di un sistema democratico, in Italia per
colpa della leggerezza con cui si cambia bandiera perchè averne una per tutta
la vita è fuori moda, diventano marchingegni  di corruzione, alcove per
puttanieri della politica, saune dove ripulirsi l’immagine e riciclarla.
L’antidoto quindi non è il tito al piattello, ma l’esercizio del pensiero, la
corretta lettura dei fatti, il saper distinguere una campagna elettorale per
eleggere un possibile candidato premier da un meschino tentativo di resa dei
conti all’interno di un partito.
L’antidoto ad una parte, una parte non tutta, di classe dirigente corrotta non
è lo sfascio della classe dirigente in toto e della politica, ma la scelta
ponderata delle persone valutate per i loro meriti e non per i demeriti
altrui.

Roberta

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