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Scuola: «tagli»? Ma no, sciocchino, son «minori spese»!

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21 aprile 2011

ballaròCaro direttore,
fa discutere l’ultima puntata di Ballarò, la trecentesima, andata in onda lo scorso 19 aprile – e, neanche a farlo apposta, ha avuto proprio una bella festa di compleanno!
Tra i temi all’ordine del giorno, c’è anche la scuola, il che spiega una presenza d’eccezione, il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Maria Stella Gelmini; oltre a lei, tra gli altri ospiti, Enrico Letta del PD e il direttore de Il Tempo Mario Sechi.
Floris introduce il dibattito sulla scuola, interviene Letta sottolineando un particolare dell’appena presentato Documento Economico e Finanziario sulle correzioni ai conti pubblici da apportare nel triennio 2012-2014, dati alla mano.
Un particolare non indifferente, perché Tremonti prospetta «tagli» all’Istruzione per 4,5 mld all’anno, in tutto 13,5 mld. Il problema è che Mariastar cade dal pero: inizialmente boccheggia, ma dopo la momentanea défaillance iniziale vira con decisione verso una tattica brevettata Pdl, sbraitare a vanvera mozziconi di frase senza logica. Pure mentre Letta le sventola davanti le cifre della tabella contenuta nel malloppone.mariastella gelmini
Ma qui arriva il meglio: interviene Mario “l’Acuto” Sechi, che, indignato, non si capacita di come Letta abbia potuto scambiare per «tagli» quelli che il documento definisce chiaramente «minori spese». Ovviamente Mariastar, non potendo (né sapendo) dire altro, segue a ruota Sechi l’Acuto e continua il vaneggiamento.
L’episodio è evidentemente triste: l’Istruzione continuamente falcidiata dalla mano di Tremonti, un Ministro all’oscuro di misure che altri prendono sul suo Ministero, dibattiti televisivi in cui i soliti furbetti (guarda caso, sempre di una certa parte) cercano di avere la meglio sbiascicando aria fritta.
Da classicista entusiasta, mi ronza pericolosamente nella testa una pagina dello storiografo greco Tucidide: «Allora, dunque, le città furono in preda alle sedizioni […]. E l’usuale valore che le parole avevano in rapporto all’oggetto fu mutato a seconda della sua stima. Ché l’audacia dissennata fu considerata ardire devoto alla causa dei congiurati, e la previdente cautela viltà mascherata da un bel nome, e la moderazione un manto del vile, e la prudenza in ogni cosa un essere oziosi in ogni cosa» (Tucidide, La guerra del Peloponneso, libro III, cap. 82, §§ 3-4; trad. it. F. Ferrari).
Non vorrei mai che, di questo passo…

Massimiliano Labanca
Resp. Scuola Giovani Democratici Provincia Varese

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