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Storia di parte?

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23 gennaio 2009

Egregio Direttore,
la “verita’” del Sig. Tedesco mi sembra del tutto di parte e denota quello che io chiamo la sindrome del “peccato originale”, ovvero la necessita’ di Israele di dover negare la inconfutabile realta’ storica dell’essere sorto (con la forza ed il terrore, e soprattutto, con l’appoggio degli Usa e del Regno Unito) sul territorio dell’allora Protettorato (sotto controllo Inglese) della Palestina.
L’affermazione che gli unici abitanti “permanenti” della Palestina furono gli Ebrei che non aderirono alla diaspora e’ , mi scusi Sig. tedesco, inesatta e faziosa. In Palestina c’erano nell’immediato dopoguerra molti piu’ arabi (o Palestinesi, e’ uguale) stanziali che Ebrei.
Il fatto e’ che se l’attuale Israele avesse accettato per un solo momento lo storicamente inconfutabile fatto di essersi appropriato (nel ’48 o nel ’67 fa lo stesso , il concetto rimane valido) della terra altrui, il “peccato originale” lo schiaccerebbe inesorabilmente, in questo caso per sua stessa ammissione, alla propria responsablita’ di Stato violante il diritto internazionale, e quindi di essere uno Stato oppressore. Crollerebbe così il castello di carta che sono le rivendicazioni di ragione “ad oltranza” e di superiorità morale nei confronti degli Arabi.
Quanto al fondamentalismo islamico, guardi, glielo dico spassionatamente, puo’ darsi che le cause siano anche altre, ma eliminato quel cancro che e’ la situazione di ingiustizia creata e perpetrata dal ’48 ad ora da Israele , di giustificazioni per tale presunto fondamentalismo non ne troverebbe piu’ in nessuno con un briciolo di cervello!
E quanto ai paragoni con altre situazioni di occupazione che Lei cita, sempre a mio avviso per giustificare (invano) il “peccato originale” di cui sopra, esse non sono minimamente comparabili alla situazione Israelo/Palestinese. In tutti i casi che Lei cita, meno il Tibet su cui mi spieghero’ piu’ avanti, si trattò del risultato di conflitti tra Stati territoriali pre-esistenti, ed in cui una delle parti era indiscutibilmente l’aggressore. A guerra finita si ritorno’ ai confini progressi, o si arrivo’ in tempi medio-brevi a dei trattati piu’ o meno equi, ma sempre controfirmati da entrambe le parti.
In quanto al Tibet, per la cui causa sicuramente simpatizzo, si tratta senz’altro di un caso increscioso, in cui la Cina avvanta “diritti” derivanti da trattati di protezione risalenti al quattordicesimo, diciottesimo e ventesimo secolo (dopo la temporanea invasione Inglese del Tibet del 1904). Le vorrei ricordare inoltre che una resistenza armata tibetana ebbe inizio nel ’51, data della prima invasione cinese, e continuò, con armamenti e capitali provvisti dalle nazioni occidentali, USA in testa, almeno fino ai primi anni ’60, con il Dalai Lama che incitava e benediceva la lotta dei “Khampa”.
Nella loro qualita’ di Stato occupante e per I metodi che utilizzano, mi sembra che Cina ed Israele ,almeno in questo, si assomiglino molto…
Lei, Sig. Tedesco, con quello che scrive sostiene poi di fatto che il cosiddetto conflitto Medio-Orientale sia una guerra di religione, dovuta al carattere “militante” dell’Islam.
Anche in questo, mi scusi, mi sembra Lei vada a ricercare giustificazioni che non sono esatte ne’ pertinenti.
Cosi’ facendo tra l’altro, Lei continua a mio avviso ad alimentare quel flusso ininterrotto di odio generatosi in seguito al “peccato originale” di cui sopra.
Da parte mia, pragmaticamente piegato dal mezzo secolo di “non-civiltà” e violazione dei diritti piu’ elemenatari a livello mondiale a cui ho dovuto assistere , non mi posso nemmeno sognare di negare il diritto di Israele di esistere. Invoco altresi’ il diritto dei Palestinesi ad avere una Patria con confini equi , ed inoltre il mio personale diritto ad “essere lasciato in Pace ” , ovvero a non dovere patire indirettamente , in termini di instabilita’ politica mondiale e della non-sicurezza derivante, dalle conseguenze della politica di occupazione (ed espansione territoriale strisciante e continua,in una parola, odiosa, me ne stavo dimenticando!)di Israele.

Nel negare la Storia e le ragioni degli Altri, Lei fa a mio modesto avviso lo stesso errore di quelli che negano la Shoah.

Saluti

Franco Rimoldi

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