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Tra Prosperini e Stasi

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17 dicembre 2009

Caro direttore,
è notizia di ieri sera l’arresto dell’assessore regionale allo sport e turismo Piergianni Prosperini. Sorvolando sull’aspetto grottesco della vicenda (pare infatti che, prima ancora dell’effettivo arresto, la notizia fosse già stata battuta dalle agenzie di stampa), ho notato una cosa, che per certi versi mi ha lasciato sconcertato: l’assoluta solidarietà "senza se e senza ma" dimostratagli da tutti i politici e giornalisti locali, senza distinzione di schieramento o rete televisiva. Ora, capisco che in passato la magistratura abbia preso dei granchi colossali per quanto concerne le inchieste che coinvolgevano degli esponenti politici, però mi sembra che questo garantismo sia veramente eccessivo, soprattutto se paragonato a quello che avviene normalmente con i comuni mortali. Per esempio, l’Alberto Stasi di Garlasco era stato indicato colpevole da tutti, giornalisti e pseudoesperti, sin dalle prime ore seguenti l’arresto, e sono convinto che, se anche il processo in corso dovesse scagionarlo, nella mente di molti italiani resterà lui l’assassino di Chiara Poggi. Invece, per quanto riguardo i membri della classe politica, siano essi locali o nazionali, pare che tutti siano sempre incondizionatamente convinti della loro innocenza: come se un politico non possa delinquere, non possa rubare, non possa incassare mazzette. Ripeto, io capisco il fatto che, soprattutto ai tempi di Tangentopoli, a fianco degli indiscussi colpevoli sia stata incarcerata tanta gente che poi ha dimostrato la propria estraneità ai fatti, però non riesco ad accettare questa enorme disparità di trattamento politico e mediatico tra un comune cittadino e un assessore regionale: il primo viene puntualmente cannibalizzato, il secondo viene quasi beatificato.  
Cordiali saluti
 
Marco Regazzoni

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