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Un patto fiscale per gli enti locali

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26 ottobre 2007

Caro direttore,

nel 2001, il centrosinistra, modificando gli articoli 116-117-118-119-120 della Costituzione, approvò, di fatto, la riforma in senso federale dello Stato italiano basata sul principio di sussidiarietà, il principio di responsabilità, il perseguimento di politiche di bilancio a livello federale e locale volte alla razionalizzazione delle entrate e delle uscite erariali.
Dopo la parentesi del governo Berlusconi, tornando a ragionare in termini di federalismo realizzato e non di federalismo soltanto declamato, nel 2006 il nuovo governo di centrosinistra, consapevole che le radici più profonde e autentiche della coalizione sono nelle città, nelle province e nelle regioni, ha rilanciato, già con la Finanziaria 2007, la necessità di avviare, in tempi brevi, il federalismo fiscale.
Il federalismo fiscale, coniugando l’interesse nazionale con le giuste esigenze di autonomia, costituisce una grande opportunità per tutti i cittadini a patto che gli amministratori locali, alle prese con le nuove regole del gioco, sappiano ragionare in termini di interesse collettivo e non come gabellieri desiderosi di aggiungere la tassazione locale a quella nazionale.
E’ evidente che, perché la riforma possa funzionare, le imposte locali devono sostituire non semplicemente affiancarsi a quelle nazionali. Ciò permetterebbe allo Stato di ridurre i trasferimenti dal centro verso le amministrazioni locali, alle amministrazioni locali di avere, comunque, a disposizione più risorse di prima, ai cittadini di confrontarsi con un fisco meno vorace e più equo e di godere di servizi di maggiore qualità.
L’obiettivo è l’autofinanziamento delle spese degli enti locali con imposte proprie (ICI, Tarsu, Tosap, ecc) e con compartecipazioni locali alle tasse centrali (IRPEF, elettricità, ecc.) come strumento di contenimento della spesa pubblica e, in ultima istanza, come via maestra per fare fronte al problema della gestione del debito pubblico.
In questa ottica, come prevedono autorevoli analisti, la pressione fiscale nazionale, in futuro, dovrebbe diminuire e la pressione fiscale degli enti locali dovrebbe progressivamente passare dal 7 al 18%; l’indice di autofinanziamento (ossia il rapporto tra le entrate al netto dei trasferimenti rispetto al totale delle spese) dal 59 al 99%; le entrate tributarie locali insieme alle compartecipazioni dal 23 al 62% rispetto al totale delle entrate tributarie.
Oggi, purtroppo, ci troviamo ancora in una fase di transizione e, dove gli amministratori locali hanno la mentalità da gabellieri, ci sono per i cittadini dei costi aggiuntivi che, in molti casi, si sarebbero potuti evitare.
A Varese, il bilancio di previsione 2007 prevedeva entrate tributarie per un totale di 35.062.835 euro così ripartite: 19.100.000 euro di ICI, 1.550.000 euro di imposta comunale sulla pubblicità, 947.473 euro di addizionale comunale sul consumo di energia elettrica, 8.977.500 euro di addizionale comunale IRPEF, 3.497.862 euro di altre imposte, 470.000 euro di diritti sulle pubbliche affissioni, 520.000 euro di altre tasse.
Varese non è fra le prime dieci città per grado di autonomia finanziaria ma nemmeno fra le prime dieci città “sotto il torchio” dei tributi locali. Per quanto riguarda l’ICI si è riusciti a mantenere invariate le aliquote rispetto al 2006. Il maggiore aumento è stato quello dell’addizionale comunale IRPEF che è passata dallo 0,4 allo 0,7 per mille, pur avendo confermato il governo di centrosinistra trasferimenti statali pari a circa 16 milioni di euro.
Date queste premesse, pur ritenendo ingiustificato l’aumento dell’addizionale comunale IRPEF che pesa sia sulle tasche delle famiglie, dei lavoratori dipendenti, dei pensionati che sulle imprese e sul costo finale dei prodotti, noi DS non abbiamo condiviso la mozione di Nicoletti.
Abbiamo, anzi, invitato l’Amministrazione, a lavorare insieme affinché il passaggio all’assetto federale dello Stato sia il più rapido e indolore possibile.
Crediamo che, ieri sera, sia stato imbarazzante per l’assessore al bilancio Grassia essere stato contraddetto, in maniera così grossolana, dal capogruppo di FI che ha annunciato il voto favorevole di FI a una mozione da lui definita “demagogica”. Viene da chiedersi se Assessore e capogruppo del maggiore partito della coalizione di centrodestra si parlino o se, sulla posizione di Colombo, le dinamiche della stagione congressuale di FI abbiano prevalso sul buon senso.
La gente ne ha “piene le tasche” di vedersele svuotare, tuttavia non ha alcun senso che coloro che siedono nelle istituzioni facciano finta di approvare inutili mozioni di principio da usare propagandisticamente.
Alla sterile protesta, noi DS preferiamo contribuire, in maniera responsabile, con i fatti, ad elaborare un vero e proprio patto fiscale sul piano locale per garantire l’equità dei tributi locali.

Fabrizio Mirabelli, Consigliere comunale DS

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