All’Istituto dell’ambiente si brucia, ma per la ricerca scientifica
Dei giorni scorsi l’allarme lanciato dal consigliere regionale Giovanni Martina sull’utilizzo di combustibili alternativi al Ccr. Un ricercatore dell’Ie, istituto dell’ambiente spiega di cosa si tratta
| A Ispra si brucia, ma a scopo scientifico e con un impatto ambientale minimo. Questa è in sostanza la rassicurazione che arriva dal Ccr, il Centro comune di ricerca. Una risposta anche all’allarme lanciato nei giorni scorsi dal consigliere regionale di Rifondazione comunista Giovanni Martina. "L’undici gennaio 2001 la Regione ha pubblicato un ulteriore provvedimento per l’incenerimento di combustibili alternativi, loro dicono non tossici, non pericolosi a Ispra presso il C.c.r.". Con questa brutta notizia il consigliere aveva infatti dato l’avvio al suo intervento nel corso dell’assemblea pubblica a Varano Borghi. Argomento della serata la cementeria Merone di Ternate e la delibera del Luglio scorso della giunta regionale che permetterà allo stabilimento ternatese di bruciare con combustibili pericolosi.
Una notizia, quella di Giovanni Martina, che non aveva certo rallegrato la platea, già presente alla serata per manifestare il suo dissenso nei confronti dell’utilizzo di combustibili pericolosi alla Merone. "Su questo argomento regna la disinformazione" questa è stata la prima battuta di Giovanni De Santi responsabile dell’inceneritore del Ccr. "Noi non lo chiamiamo neppure inceneritore – ha continuato – si tratta di un impianto di riferimento europeo per lo studio delle emissioni da industria, lo scopo principale della nostra attività è quella di ottimizzare sistemi di misura delle emissioni in aria e armonizzare e standardizzare i metodi di misura a livello europeo; l’impatto ambientale di questo impianto è minimo, le acque di lavaggio sono inoltre a circuito chiuso e l’intero impianto è a depressione". Quanto a sicurezza e impatto ambientale sono queste le risposte che arrivano dall’Istituto dell’ambiente del Ccr. E sulla delibera regionale pubblicata a gennaio, De Santi spiega trattarsi della necessaria autorizzazione, della validità di cinque anni, per bruciare nell’impianto in questione cento chili di materie prime al mese. "Combustibili speciali, non tossici e non nocivi" precisa il ricercatore. Scongiurata il pericolo di un’altra Merone? Così sembrerebbe anche dall’intervento del vicesindaco di Ispra Emanuele Boscolo, presente in quella serata dedicata alla Merone, come legale dei comuni che hanno presentato ricorso al Tar contro la delibera regionale. "A Ispra si stanno cercando di validare dei dati, per costruire delle tabelle di norme e parametri, si tratta di ricerca pura e pubblica per la produzione di numeri e tabelle scientifiche". |
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