Un regolamento di conti insanguina il cimitero di Cugliate Fabiasco
La vittima, Giorgio Perbon, è stato colpito in pieno volto da due colpi di pistola 7.65. Il presunto omicida Pietro Pollizzi è già stato arrestato. Oggi sarà ascoltato dal giudice per le indagini preliminari
| E’ stato con tutta probabilità un regolamento di conti tra appartenenti ad una stessa banda quello che ha insanguinato lunedì sera intorno alle 23 il paese di Cugliate Fabiasco.
Giorgio Perboni, 52 anni, di Varese, pregiudicato con diversi precedenti per rapine effettuate in zona, in Svizzera e in Francia e forse con alle spalle un omicidio in seguito a una di queste, è stato ammazzato a sangue freddo nei pressi del cimitero di Cugliate, con due colpi di pistola modello 7.65 sparati in faccia a distanza ravvicinata. Una vera e propria esecuzione, alla quale i carabinieri del nucleo operativo, che erano nella zona da qualche giorno seguendo altre indagini e controlli, hanno praticamente assistito. La pattuglia ha infatti sentito gli spari, provenienti dal cimitero, e ha potuto trovare dopo pochi istanti il cadavere del Perbon. L’omicida invece era riuscito nel frattempo a dileguarsi a piedi nei boschi e recuperare la sua autovettura, che aveva abbandonato poco lontano. Le forze dell’ordine sono riusciti ad arrivare al presunto omicida. Pietro Pollizzi, 25 anni, residente a Viggiù. Di origini calabresi, l’uomo ha alle sue spalle grossi precedenti penali in Svizzera. Avrebbe in parte già ammesso le sue responsabilità, ma questa mattina sarà ascoltato presso il tribunale di Varese dal giudice per le indagini preliminari. A lui si sarebbe arrivati attraverso fonti confidenziali che hanno rivelato conversazioni tra la vittima e l’omicida nei giorni antecedenti al delitto. A causare l’omicidio pare che fosse stata la paura del Pollizzi di essere "tagliato fuori" dalle attività della banda, di cui il Perbon doveva essere il capo. Le responsabilità dell’omicida dovrebbero essere confermate dal terriccio trovato sulle sue scarpe, di un tipo compatibile con quello della zona del cimitero da cui è fuggito a piedi, e dal fatto che nel residence di Brusimpiano, dove è stato ritrovato ma dove non viveva, sono state rinvenute pallottole di tipo identico a quelle usate per l’esecuzione. L’arma del delitto, invece, è stata rinvenuta nei pressi dei cimitero, abbandonata durante la fuga. |
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