Asl e aziende ospedaliere varesine: il deficit è alle stelle

La sanità naviga in un mare di debiti? L'assessore regionale Borsani se la prende con gli elevati costi del personale, ma i pesanti deficit di bilancio del settore inducono Daniele Marantelli dei DS ad altre riflessioni

La spesa sanitaria sfonda il tetto e l’assessore regionale Carlo Borsani pensa a tagli del personale medico e non. In un’intervista apparsa sul Corriere della Sera, Borsani indica nel ridimensionamento degli addetti e nella riorganizzazione dei nosocomi la ricetta per ristabilire l’equilibrio finanziario.
Eppure, rispetto alle previsioni, la spesa in ambito sanitario lo scorso anno è risultata superiore di 702 miliardi di lire e di questo sfondamento la voce specifica non può aver influito più di tanto, dato che i costi di gestione dei 106 mila dipendenti, che assorbono il 68% del finanziamento, sono abbastanza preventivabili.
A puntare il dito contro la nuova politica avviata dalla regione Lombardia e che sembra destinata ad estendersi sull’intero territorio nazionale è il diessino Daniele Marantelli : "Nella sola Varese si possono evidenziare "splafonamenti" enormi: parliamo del bilancio dell’Asl che a fronte di un budget preventivato di mille e seicento miliardi ha avuto un buco di 18 miliardi e 111 milioni. E l’elenco prosegue con le tre aziende ospedaliere della provincia: a Varese il Circolo è passato da un passivo preventivato di 15 miliardi e 600 milioni ad uno accertato di 23 miliardi e 200 milioni; a Gallarate si è addirittura triplicato il deficit: da 3 a 9 miliardi, mentre a Busto dei 7 miliardi di passivo previsti se ne sono dovuti registrare 19. E se queste sono le cifre, nero su bianco, che sono state certificate rispetto allo scorso anno, per il 2001 noi prevediamo uno splafonamento di oltre due mila miliardi di lire."
Cifre enormi che Marantelli spiega soltanto con un aumento vertiginoso delle prestazioni, una politica incontrollata di servizi resi alla popolazione anche quando non necessari.
La ricetta dell’assessore Borsani, che vede nella voce "personale" una delle principali cause di deficit, non trova, quindi, d’accordo Marantelli che auspica piuttosto una politica più rigorosa riguardo alle prestazioni, migliorabili sul piano della qualità ma non della quantità: "Si deve assolutamente rivedere la legge 31, se non vogliamo andare incontro alla bancarotta…"

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Pubblicato il 11 Luglio 2001
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