Il ridimensionamento di Malpensa Sindacati: «Troppa incertezza»
Il piano Alitalia pende come una spada di Damocle ma ancora nessuno riesce a valutarne gli effetti
| In bilico tra catastrofismo e attesa. Così Malpensa aspetta notizie più chiare sul suo ruolo futuro di aeroporto hub. Con l’orecchio teso a quel che succede a Roma, dove, oggi, si incontrano Alitalia e sindacati sul piano biennale elaborato dall’azienda. Cosa ci sia scritto in quel piano non è ancora chiaro, tant’è vero che le informazioni, confuse, si sono rincorse in questi ultimi giorni senza però approdare a conclusioni sicure. Si parla di 3.500 esuberi e di tagli alle rotte. Niente di nuovo, fino a questo punto. Il vero nodo per Malpensa riguarda certo le tratte soppresse e quindi l’impossibilità di proseguire nel progetto hub senza una forte presenza Alitalia, ma anche un indotto che sta incrociando le dita. Impossibile parlare direttamente con la De Montis, l’azienda di catering che lavora per Alitalia, ma a sentire i sindacati la situazione è brutta. Proprio le aziende di catering, (De Montis, Ligabue, Air Chef le più conosciute) sono, per Francesco Aiello, responsabile Fit-Cisl per la Lombardia Ovest, «l’anello debole del sistema». «Mi spiego meglio – puntualizza – il catering risente direttamente di ogni decisione Alitalia e ha un’organizzazione del lavoro poco flessibile. Un esempio pratico? Gira voce da qualche tempo che qualche compagnia aerea voglia utilizzare vassoi usa e getta nei voli. Questo vuol dire che non ci sarà più bisogno del lavaggio: sono posti di lavoro a rischio». La compressione dei costi crea vuoti enormi. Le cifre: solo per Alitalia, secondo il segretario regionale Fit-Cisl Dario Balotta, la compagnia di bandiera impiega a Malpensa 1.080 dipendenti: 700 naviganti, 200 tecnici e operai, 180 impiegati. A rischio sarebbero 130 naviganti e 80 tra operai e impiegati. Motivo? La diminuzione delle tratte. A Malpensa, ad esempio, sono state tagliate S.Francisco, Pechino e Los Angeles. In totale, sempre Balotta stima in 2.300 in posti a rischio in Lombardia. Ma c’è anche chi fa numeri molto più alti. per Franco Brioschi, sindacalista della Filt-Cgil, Malpensa rischia seriamente di perdere il suo ruolo globale. Depotenziato il feederaggio (i collegamenti con le altre tratte, il cuore di un hub), meno peso in Europa, subalternità, forse, ad AirFrance. In più, il riequilibrio con Fiumicino ("principio di sviluppo bilanciato"), la dice lunga sul pasticcio di tre anni giocati sul ritornello "terza pista sì, terza pista no" e ora ricacciati in un passato lontanissimo. Oggi, Malpensa deve sopravvivere. E i le condizioni di salute, a sentire chi ci lavora, sono molto preoccupanti. «Cifre per ora non ne facciamo – attacca Brioschi – c’è ancora troppa incertezza, aspettiamo un segnale da Roma». |
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