Il pasticcio di Varese non deve fare scuola in Provincia

Luca Perfetti, ex segretario provinciale del Ppi, analizza le bizzarrie di questo inizio di campagna elettorale

 

Varese non val bene una Provincia

Bastano pochi tratti per rammentare i fatti rilevanti. La Lega minaccia (come si legge dai giornali locali), in caso di mancato accordo su Varese, di rompere l’alleanza con Forza Italia ed AN, che ha garantito alla Casa delle Libertà una maggioranza inusitata in tutta la Provincia. Sul fronte opposto, la Margherita minaccia (come risulta avere proposto il segretario del PPI provinciale ai suoi massimi organismi) di disdettare in tutta la Provincia gli accordi che, nei diversi Comuni, la vedevano parte dell’Ulivo, nel caso in cui non si arretri dall’intenzione di candidare Raimondo Fassa a Sindaco di Varese.

I fatti, in sé, non meritano grande attenzione. Il buon senso e l’opportunità faranno comprendere a ciascuno che neppure il più stalinista dei partiti, oggi, saprebbe imporre in ogni comune un’alleanza decisa dall’alto. Si tratta di una cosa difficile quando l’alleanza che si intende imporre è coerente con il quadro politico generale, figuriamoci quando si tratta di rompere coalizioni che si sono presentate agli elettori ormai in più tornate elettorali (a destra, ad esempio, almeno le elezioni Regionali e per il Parlamento).

Varese centro dell’Universo

I fatti riferiti, tuttavia, sono interessanti per un diverso profilo. E’ indubbio che, nelle tensioni accennate, la posizione più equilibrata sia stata tenuta da Forza Italia, che ha evitato di dettare ultimatum alla stampa e non ha enfatizzato il dato della città di Varese, a scapito dell’equilibrio generale.

Forse, c’è una ragione "geografica" di questo maggiore equilibrio. Se si pensa, infatti, alla distribuzione dei gruppi dirigenti politici della provincia, emergono elementi interessanti. In quello che un tempo era l’Ulivo, ad esempio, i due consiglieri regionali sono varesini (o tali si avvertono) ed i segretari provinciali delle forze più importanti della coalizione sono di Varese o di Comuni al Nord di Varese. Manca del tutto una rappresentanza delle zone di Busto, Gallarate e Saronno nei gruppi dirigenti. Non è differente la situazione se si pensa alla Lega Nord. E’ vero, infatti, che il gallaratese, ad esempio è rappresentato alla Camera ed al Senato. Tuttavia, gli esponenti i Governo nazionale, il presidente del Consiglio regionale, il Segretario "nazionale" della Lega sono tutti di Varese e dintorni. Evidente, quindi, come simili gruppi dirigenti possano pensare che la provincia sia una funzione della città, dipenda dagli equilibri cittadini.

Ben diversa, invece, la situazione in Forza Italia, con un segretario provinciale saronnese, consiglieri regionali di Gallarate e Busto, deputati eletti nelle diverse parti della Provincia prealpina. Altrettanto è possibile dire, in sedicesimo, per AN, Non è difficile capire che i gruppi dirigenti provinciali avvertano l’importanza ed il limite della "questione Varese".

La distribuzione geografia degli interessi che animano i dirigenti provinciali potrebbe avere un peso.

La miopia "varesecentrica"

Fin qui, si potrebbe dire, nulla di male: ogni forza politica ha i gruppi dirigenti che si sceglie.

Anche qui, una premessa di fatto. Molto breve. Mentre infuria la diatriba sul Comune di Varese, non risulta che le forze politiche (e, soprattutto, quelle di opposizione) abbiano prodotto uno straccio di programma o candidato per l’amministrazione provinciale. Basti ricordare come nella passata elezione del Consiglio e del Presidente della Provincia, il centrosinistra avviò il dibattito sul programma quasi un anno prima e lo stesso fu pubblico molti mesi prima della competizione elettorale. Oggi, il nulla. Basti pensare alla centralità nei processi socio-economici che ha guadagnato la presidenza Ferraio in questi dieci anni.

Non si possono non segnalare due elementi.

Innanzitutto la centralità dell’amministrazione provinciale per ragioni socio economiche. Chi abbia una minima idea degli indicatori di popolazione, reddito prodotto, occupazione, diffusione delle aziende, mobilità, sa bene che sono le aree del gallaratese e del bustese a rivestire un ruolo centrale nella dinamica sociale ed economica. Tutti gli elementi strutturali portano a guardare all’area tra Malpensa e Milano.

In secondo luogo l’amministrazione provinciale è decisiva per ragioni istituzionali. Il mutato quadro delle competenze tra gli enti locali, ha assegnato all’amministrazione provinciale un ruolo centrale. Inoltre, mentre il Comune di Varese gioca a nascondino con la privatizzazione dell’azienda speciale (Aspem), la Provincia di Varese ha avviato una delle più importanti operazione imprenditoriali della provincia (comprese quelle private) attrezzando una strategia di grande rilievo (anche se non del tutto condivisibile nei contenuti) sulle acque, i trasporti, l’energia. In altri termini, mentre nel Comune di Varese ci si riempie di chiacchiere (in perfetto "politichese") le decisioni politiche che contano sono tutte attratte dall’amministrazione provinciale.

Risiedere (ed essere eletti) in un Comune od un altro può certo influenzare la prospettiva di un dirigente politico. Ma quando l’errore di prospettiva porta a trascurare le cose che contano, a farlo è un intero gruppo dirigente ed intorno alle scelte errate è del tutto assente il dibattito, val forse la pena di preoccuparsi.

Forse la politica provinciale, specie della Lega Nord e del centrosinistra (o dei litiganti nel centrosinistra) tenta sempre più di somigliare ad una nota descrizione di Shakespeare, ed essere "but a walking shadow, poor player. It is a tale told by an idiot, full of sound and fury, signifying nothing".

Luca R Perfetti

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Pubblicato il 25 Febbraio 2002
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