Un bambino su due ha scioperato contro l’aumento del buono mensa

Forte adesione alla protesta contro le nuove tariffe. In alcune scuole punte di astensione dalla refezione del 90%

Non li guida Sergio Cofferati, ma sono disciplinati e sindacalizzati. Gli scolari di Gallarate, bambini e bambini di materne ed elementari, hanno messo in atto oggi, 21 maggio, una protesta abbastanza unica nel suo genere. Per contestare l’aumento del buono mensa, deciso dal comune, le loro famiglie li hanno mandati a scuola con la colazione al sacco, rifiutando il pasto della refezione ordinaria. Secondo i dati in possesso dell’assessore alla pubblica istruzione Ivan Vecchio, l’adesione allo sciopero sarebbe del 50 per cento circa. In alcune scuole però si parla addirittura del 90 per cento. Alle elementari dei Ronchi, ad esempio, su circa 250 scolari solo 17 hanno acquistato oggi il buono pasto. A Cascinetta 200 bambini hanno scioperato, mentre 50 hanno mangiato alla mensa. A Cedrate sarebbero stati circa 150 gli aderenti alla protesta. A Sciarè 80 bambini su 94 avrebbero voltato le spalle alla refezione. Sono numeri forniti direttamente da alcuni dei rappresentanti dei genitori che hanno organizzato la petizione e l’astensione dal pasto, ma sostanzialmente confermati anche dal comune e che danno l’idea della forza di un’azione basata sulla salvaguardia di interessi economici semplici ma molto sentiti. L’adesione avrebbe potuto essere anche più corposa, lamentano gli organizzatori, se in alcune scuole non fosse stato diffuso erroneamente l’annuncio che lo sciopero era stato rinviato.
Comunque sia, si è trattato di un risultato considerevole per i “ribelli”. L’amministrazione comunale non sta però dormendo e ha diffuso oggi un comunicato stampa in cui ricorda di aver incontrato i rappresentanti dei comuni limitrofi, per chiedere un contributo economico a favore degli scolari non residenti che studiano a Gallarate. Si tratta di circa un quarto degli studenti della città; il 22% solo su elementari e medie, come spiegano questi numeri forniti dall’assessorato (41 da Besnate, 140 da Cardano, 65 da Casorate, 54 da Cassano, 74 da Cavaria, 52 da Lonate, 97 da Samarate, 42 da Somma). All’incontro si sono presentati 12 comuni su 50 invitati, ma è stata scartata l’ipotesi di applicare convenzioni per il sostegno economico degli studenti. Piuttosto, spiega l’assessore Ivan Vecchio, ogni amministrazione tratterà singolarmente con le famiglie eventuali contributi.
Sul fronte degli studenti residenti, il comune rimane fermo sulle sue posizioni, anche se sindaco e assessore hanno lanciato l’esca di una commissione congiunta con insegnanti e genitori che in autunno valuti i risultati dell’applicazione delle tariffe, ed eventualmente modifichi le fasce di reddito. L’Ulivo ha proposto di allargare le fasce da quattro a sei e di verificare quanto incida sul bilancio la nuova politica tariffaria. Ma già si affaccia un nuovo fronte di polemica. Per i consiglieri del centrosinistra l’appalto per le mense costa troppo e sarebbe il più alto della provincia.


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Pubblicato il 21 Maggio 2002
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