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Pronto soccorso di Varese, che sconforto…

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28 Settembre 2026

Vi scrivo con enorme sconforto e rabbia per raccontare quello che sta vivendo oggi mio papà, 84 anni, al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Circolo di Varese.

Questa mattina siamo arrivati alle 7:00, dopo che il medico di famiglia, vista la grave compromissione della funzione renale e gli ultimi esami, ci ha detto chiaramente di recarci al Pronto Soccorso il prima possibile.

Al triage abbiamo spiegato la situazione e l’età di mio papà. Gli è stato assegnato un codice verde. La prima visita è arrivata solamente alle 15:00, dopo circa otto ore di attesa.

Da quel momento è iniziata un’attesa ancora più angosciante: quella per il nefrologo.

Ho scelto volutamente il Pronto Soccorso di Varese perché mi era stato detto che qui era presente il servizio di nefrologia e che, qualora fosse stato necessario, ci sarebbe stata anche la possibilità di dialisi. Pensavo quindi di portare mio papà in una struttura adeguata al suo problema.

Invece, per lui, è diventato un vero calvario.

È un uomo di 84 anni, con una situazione renale che ci è stata descritta come seria, e si trova da ore su una barella, in attesa di essere valutato dallo specialista. È a digiuno da circa 24 ore e, durante tutta questa attesa, ha bevuto soltanto un bicchiere d’acqua.

Come figlia mi chiedo: è davvero questo il modo in cui dovrebbe essere trattata una persona anziana che arriva in ospedale con un problema renale importante?

Capisco perfettamente che i Pronto Soccorso siano sotto pressione, che ci siano emergenze più urgenti e che il personale lavori in condizioni difficili. Non sto mettendo in discussione il lavoro degli operatori sanitari.

Ma quello che non riesco ad accettare è vedere mio papà, a 84 anni, aspettare per ore senza sapere cosa gli succederà e senza riuscire a capire perché, nonostante una situazione che il medico di famiglia ci ha indicato come urgente, tutto proceda con questa lentezza.

Non scrivo per chiedere privilegi per mio padre. Chiedo semplicemente che un anziano venga trattato con dignità e che una famiglia venga almeno informata e ascoltata.

Quello che stiamo vivendo oggi è sconfortante. E sinceramente, dopo aver scelto Varese proprio perché pensavo fosse la struttura più adatta al problema di mio papà, mi sento profondamente delusa.

Vorrei che VareseNews desse voce anche a queste situazioni, perché dietro ogni numero del Pronto Soccorso c’è una persona, c’è una famiglia e c’è tanta paura.

Grazie per avermi ascoltata.

lettera firmata

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