La Rai non può essere di partito
Dopo i festeggiamenti per il ritorno di Rai Due, che cosa aspettarsi? Si fa molta "tattica" ma si parla poco di autonomia, progetti editoriali e libertà di stampa
E se domani, come cantava Mina, ci ritrovassimo Raidue a Milano, che cosa ne faremmo? Solo un uomo lo sa, almeno per ora. Umberto Bossi è stato chiaro, Raidue dovrà dare voce al Nord. Già, ma quale visione del Nord? L’azienda è strategica.
Partiamo dall’inizio. Sei giorni prima di capitolare, il presidente Baldassarre e il consigliere Albertoni firmano una delibera che sposta la direzione di Raidue, guidata dal varesino Antonio Marano, a Milano. E’ un atto politico, simbolico. E il centrosinistra che fa? Rutelli, da Roma, grida allo scandalo; in Lombardia c’è prudenza.
«Siamo d’accordo sul rilancio della Rai a Milano – spiega un altro varesino, Daniele Marantelli (Ds) – ma la verità è che in questi due anni corso Sempione è stata depotenziata». E qui andiamo sul concreto. Le cifre le ha fornite il sindacato: «Tra il 2001 e il 2002 – dice Maxia Zandonai del comitato di redazione di corso Sempione – c’è stata una riduzione del lavoro del 40 per cento. Programmi spostati, produzioni abolite».
Mancano, poi, gli spazi. «Per ora è una scelta solo propagandistica – afferma Marantelli – la verità è che Raidue è una rete sgangherata e non vorrei che venisse venduta in futuro a qualche privato».
Ma è la politica quella che fa girare la carte sul tavolo. E gli assi dell’informazione, per chi sta all’opposizione, sono tutti in mano al centrodestra: «Il sistema informativo lombardo è sotto una cappa di conformismo – attacca Marantelli – lo si vede a Milano come in provincia». Si annuncia dunque una sciagura, per le truppe uliviste.
Eppure, da quelle parti, prevale un certo attendismo: «Si sta gonfiando un fatto che ancora non c’è – dice Paolo Danuvola, consigliere regionale della Margherita – la delibera del cda ha trasferito a Milano solo un ufficio. Il rafforzamento della Rai Milano, in ogni caso, non l’ha inventato Bossi, era scritto anche nel nostro programma».
Alla Rai il clima è di perenne incertezza: «Si vive in attesa che succeda qualcosa – racconta la Zandonai – quello che ci aspettiamo sono misure serie e credibili, spazi e strutture per valorizzare le competenza dell’azienda». Se nel piano industriale 2003 2005 non c’è traccia di investimenti per Milano, alla fine l’unica certezza rimane la linea di Bossi: dare voce al Nord, con il centro di produzione diretta da un altro varesino, Massimo Ferrario. Proposte alternative? Per ora questa. «Come valorizzare il Nord? – commenta Danuvola – ci vogliono buoni programmi e intenzioni serie, altrimenti siamo solo alla politica degli annunci».
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