«Non fasciamoci la testa prima del tempo, dobbiamo ancora decidere»
Saronno - L'amministratore delegato della Lazzaroni non nega la situazione di crisi dell'azienda e conferma quanto detto dai sindacati: si stanno valutando tutte le ipotesi
«Non fasciamoci la testa prima del tempo, decisioni definitive non ne sono state ancora prese». L’amministratore delegato dell’azienda Lazzaroni, Stefano Tombetti, non nasconde la gravità della situazione attuale della storico biscottificio saronnese, ma non è totalmente pessimista. «Ci troviamo di fronte ad una situazione molto difficile e complessa – spiega – le preoccupazioni sono giustificate, ma la nostra volontà è indubbiamente quella di rilanciare l’azienda, non di farla morire, ci mancherebbe altro».
I problemi però esistono: «E’ un fatto di redditività – prosegue Tombetti – i prodotti possiamo anche venderli, ma se il prezzo di mercato non copre i costi, bisogna pur fare qualche cosa. Siamo in un settore molto competitivo, nel quale una piccola realtà come la Lazzaroni fatica a trovare il proprio spazio di fronte a veri colossi».
Tombetti spiega poi che la riorganizzazione già annunciata ai sindacati è necessaria e che si stanno valutando diverse ipotesi. «Lo sviluppo dell’azienda non significa necessariamente cancellare Saronno – illustra – abbiamo informato i dipendenti che qualche cosa verrà fatto, anche se per adesso non si è deciso cosa con precisione». L’amministratore delegato spiega che oggi il 90 per cento della produzione si svolge già a Isaola del Gran Sasso dove si trovano un centinaio di dipendenti, ma che a Saronno, oltre a esserci tutto il settore amministrativo dell’azienda, rimane comunque legata la tradizione del marchio. Nelle prossime settimane si dovrebbe comunque venire a conoscenza delle sorti dello stabilimento Lazzaroni. Intanto partiti, associazioni e sindacati si stanno già mobilitando per evitare che sparisca una parte di storia della città. E che 80 famiglie non rimangano senza lavoro.
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