Svelato il mistero del cadavere carbonizzato
Arrestato con l'accusa di omicidio volontario e vilipendio di cadavere un 37nne di Seveso, già condannato nel ’91 per un omicidio simile
Si chiama Bruno Nocito, 37 anni, con precedenti penali, originario di Cosenza e residente a Seveso. Secondo gli inquirenti sarebbe lui l’omicida di Francesco Musto, l’uomo trovato carbonizzato il 29 maggio scorso nella campagna di Gerenzano. La vicenda aveva assunto da subito i connotati di un giallo piuttosto intricato: il cadavere semicarbonizzato della vittima era privo di documenti, sul posto del ritrovamento non c’erano tracce di bruciatura, segno che l’omicidio era avvenuto altrove. Quanto rimaneva del cadavere era stato mandato a Milano per essere sottoposto ad autopsia da parte dell’équipe della dottoressa Cattaneo. Da un piccolo brandello, scampato al rogo, del dito anulare destro si era risaliti all’impronta digitale che svelava l’identità della vittima: Francesco Musto, appunto, 40enne , separato, originario di Potenza e residente a Cogliate, con qualche precedente penale legato alle truffe assicurative, al furto e al traffico di automobili rubate. Nessuno aveva reclamato la sua scomparsa e pochi gli elementi per poter fare luce sull’omicidio. (foto: la vittima Francesco Musto)
L’attività di intelligence dei carabinieri del comando provinciale di Varese, in collaborazione con la compagnia di Cesano Maderno, è continuata incessante per tre mesi, accumulando indizi e prove che porterebbero tutte dritte dritte al Nocito. Innanzitutto la macchina della vittima, ritrovata parcheggiata a Seveso. Al suo interno impronte digitali del Nocito ed altri elementi sottoposti alle analisi del Ris di Parma; una copia di un quotidiano locale con data posteriore al 29 maggio. I carabinieri hanno inoltre ricostruito con i tabulati le telefonate fatte con il cellulare del Musto, provvisto di una nuova scheda, dopo la morte dello stesso. Infine i documenti della vittima: imbucati in una cassetta postale di Seveso e recapitati ai carabinieri di Meda.
Bruno Nocito è stato arrestato intorno alla mezzanotte del 13 luglio scorso in una piazza nel centro di Cesano Maderno. Particolare non indifferente è il fatto che il presunto omicida era già stato condannato nel 1991 a 17 anni e 4 mesi di carcere per l’omicidio di Ruggero Lucini, avvenuto nel 1989 a Ceriano Laghetto. Anche in quell’occasione aveva distrutto il cadavere.
L’uomo, sottoposto ad ordinanza di custodia cautelare, si trova ora a disposizione del pubblico ministero Sabrina Di Taranto della procura di Busto Arsizio e dovrà rispondere di omicidio volontario e vilipendio di cadavere. Molti ancora gli elementi da chiarire: dove è avvenuto l’omicidio – il corpo del Musto è stato infatti trasportato a Gerenzano – e quale il movente.
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