«La città vive se vivono i negozi»
La Confesercenti passa al contrattacco contro i progetti dell'Iper e dell'Esselunga a Legnano
Ciò che a Legnano ha fatto scattare il campanello d’allarme della Confesercenti è la decisione del Comune di approvare un secondo progetto di ipermercato in città: dopo quello dell’Esselunga, in zona ex Cantoni, ora si prevede anche l’Iper in zona INPS (ex Pensotti). «In soli quindici giorni abbiamo raccolto più di 350 firme di commercianti a sostegno della petizione che presenteremo oggi stesso al Sindaco, cui da tempo chiediamo un incontro» ha detto Mario Pighetti, rappresentante locale dell’associazione di categoria. «L’Iper non lo vogliamo! La città vive se vivono i negozi!» recita tra l’altro la petizione. Ad esporre la questione in dettaglio è stato Gianni Lucchina, direttore generale di Confesercenti a Varese. «Abbiamo sempre difeso la piccola distribuzione contro la grande, perchè ogni volta che apre un ipermercato i negozi chiudono a grappoli. Questa dell’Asse del Sempione è la zona con più ipermercati per chilometro quadro d’Europa. Ciononostante a Legnano esiste ancora un tessuto commerciale vivace. Per questo l’ipotesi non di uno, ma di due ipermercati in città ci lascia sconcertati. Né ci fidiamo poi della promessa "dopo questi due, basta", o del contentino della galleria commerciale annessa ai nuovi ipermercati; sappiamo bene che difficilmente, in numerosi altri casi, i piccoli commercianti sono riusciti, per ragioni di costi, a trasferirvisi. Idem sulla viabilità: ogni centro commerciale si fa bello dei suoi svincoli, che alla fine si rivelano funzionali unicamente alla sua attività. Qui si rischia di svuotare di attività e di vita il centro storico di Legnano. Su questi progetti c’è un silenzio assordante; noi stiamo valutando se sia possibile agire legalmente contro di essi. Legnano non ha bisogno di questi centri commerciali, con tutti quelli che già ci sono nella zona. In Consiglio Comunale c’è il presidente dell’Unione Commercianti, Paolo Ferré, che fa parte della maggioranza; eppure non ci sembra che l’amministrazione operi a favore della piccola distribuzione».
Non è forse già troppo tardi per agire? «Riteniamo che via sia ancora margine per bloccare almeno uno dei due progetti – ha concluso Lucchina – . La Coop addirittura ha fatto ricorso al TAR contro i progetti, ma non pensi di strizzarci l’occhio per ottenere il nostro consenso ad eventuali ingradimenti… Chiuderò con alcuni dati. In 10 anni il 65% dei negozi di alimentari hanno chiuso. Tra l’87 e il ’97 il saldo tra aperture e chiusure di esercizi commerciali in Italia è stato di -300.000 unità; poi, con la legge Bersani che ha liberalizzato le licenze, negli ultimi sei-sette anni è risultato positivo di 8.000 unità tranne che in Lombardia, dove l’emorragia è proseguita. E lo credo, con una Regione che solo tra l’autunno 202 e la metà del 2003 ha approvato un milione di metri quadri (= un chilometro quadro!) di nuovi centri commerciali! Il ruolo della Regione è decisivo, e il suo parere risulta più "pesante" di quello delle stesse autorità locali».
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