«C’ero anch’io e non sono abbattimenti selettivi»
Testimonianza di un varesino sul monte Generoso dove si sta svolgendo una caccia ai camosci della riserva
«Altro che abbattimenti selettivi, non fanno neanche distinzione tra madri e piccoli e la densità dei camosci per chilometro quadrato è tre volte minore a quella del parco naturale del Gran Sasso». A parlare è Giancarlo Galli varesino e animalista, iscritto all’associazione luinese Dimensione Animale e che sta partecipando alle escursioni organizzate dall’associazione ticinese Amici del Camoscio, agitato e sconcertato dalle risposte all’articolo pubblicato su Varesenews. «Se si trattasse di abbattimenti selettivi per debellare un’epidemia o per diminuirne il numero troppo elevato non si sarebbe creato questo movimento – continua Giancarlo Galli – in questo caso si tratta di abbattimenti finalizzati solo ad imbandire facilmente delle tavole senza neanche il gusto di cacciare davvero le prede visto che questi camosci sono addomesticati e si avvicinano spontaneamente all’uomo».
Giancarlo Galli ha infatti partecipato ad uno dei percorsi naturalistici organizzati dall’associazione finalizzati ad allontanare i camosci dai prati dove la mattina presto vanno ad abbeverarsi o a brucare l’erba e dove li attendono i cacciatori ticinesi che hanno ottenuto il via libera alla caccia ai limiti della riserva nei giorni 7,8 e 9 settembre. L’idea sembra funzionare e il bilancio della caccia dopo la prima giornata parla di “soli” cinque capi abbattuti, in realtà poteva essere molto più pesante: «Abbiamo allontanato molti camosci spaventandoli e facendoli scappare verso il bosco – spiega l’attivista di Dimensione Animale – anche utilizzando petardi». Gli attivisti che hanno partecipato alla battuta di “difesa” dei camosci sono stati circa un centinaio, tra i quali alcuni varesini e una signora di Milano segno che l’amore per gli animali non ha confini.
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