Troppe seconde case, sparisce il verde attorno a Luino
Una ricerca dell’università Cattolica di Brescia mette in luce il fenomeno delle case “improduttive”
Il verde, dote naturale delle valli del Luinese, sta sparendo o meglio si sta consumando troppo velocemente. L’allarme arriva da uno studio condotto dall’università Cattolica di Brescia che ha evidenziato, tramite una serie di cartine della Lombardia la densità del fenomeno “case sparse” cioè le abitazioni, monofamiliari o bifamiliari, per chilometro quadrato presenti su un territorio e si scopre che ben settemila delle trentaquattromila seconde case che sono censite nella provincia di Varese sono concentrate nell’area, ristretta, del Luinese. Un numero che equivale al 20% del totale e basta vedere la piana del Margorabbia, nell’entroterra luinese, dove prati e coltivazioni stanno facendo spazio a capannoni e case soprattutto negli ultimi dieci anni.
Luca Sartorio luinese, consulente dell’Anci per lo sviluppo territoriale, trae alcune riflessioni da questi dati.
«Prima di affrontare il problema delle seconde case bisogna capire che tipo di sviluppo territoriale si vuole dare alla zona – commenta Sartorio – dato che se si vogliono costruire seconde case a basso prezzo e, nello stesso tempo, alberghi come sta accadendo, si rischia di inflazionare il problema senza trarne alcun beneficio per l’economia». Dunque il punto è quale tipo di turismo si vuole attrarre? «Sicuramente quello alberghiero porta un maggior beneficio sia economico che urbanistico dato che recupera aree abbandonate e allo stesso tempo crea posti di lavoro fissi – continua Sartorio – mentre se i politici locali pensano che sia meglio il turismo delle seconde case è necessario razionalizzare il fenomeno e creare anche i servizi adeguati nelle vicinanze degli insediamenti».
Insomma serve uno sviluppo armonizzato del territorio che ne permetta lo sfruttamento concentrato sfruttandone le volumetrie ma non la occupazione improduttiva.
«Sarebbe l’ideale e poi l’aspetto ecologico non è da meno – insiste Sartorio – dato che questo è il polmone verde della provincia e che la bellezza del nostro ecosistema, già molto violentato in passato, è una risorsa turistica». Dopo la presa di posizione del vicepresidente della Provincia Giorgio De Wolf sullo sfruttamento delle coste dei laghi varesini all’inizio dell’estate un altro campanello d’allarme suona sulle politiche territoriali di alcuni comuni, i quali hanno molte competenze in merito e sono gli unici in grado di poter cambiare qualcosa.
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