Montezemolo: «La crisi peggiore dal dopoguerra ad oggi»
Il presidente di Confindustria richiede al governo un'azione «immediata» a favore delle imprese: abolire l'Irap, ridurre la tassazione sui redditi e favorire le fusioni aziendali le priorità
Il futuro del Paese non è di destra nè di sinistra, ma bisogna affrontare concretamente e subito i gravi problemi dell’economia italiana. Questo il senso dell’intervento di questa mattina da parte del presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, nel corso di un incontro a Legnano con gli industriali dell’Alto Milanese per l’Assemblea generale di ALI-Assindustria.
Parlando di fronte ad un pubblico numerosissimo (in molti sono rimasti in piedi), il numero uno di Confindustria, ha ricordato che «oggi si partecipa ad una sfida in cui non si fanno sconti, contro avversari che partono da condizioni diversissime dalle nostre e non rispettano le regole». L’economia italiana versa, secondo i dati del Centro Studi di Confindustria, in condizioni davvero preoccupanti: «I dati macroeconomici non sono mai stati così gravi dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ad oggi» ha annunciato Montezemolo. «Questo è il risultato di un sistema che in Europa ci vede l’unica nazione a patire una crisi così pesante, e che ci "regala" il costo del lavoro più alto con la produttività più bassa, una drammatica mancanza di concorrenza e la giustizia, anche civile ed amministrativa, più lenta».
Parole dure e chiare, dunque, quelle di Montezemolo, che si è concentrato sui cinque temi a suo dire fondamentali per il rilancio dello sviluppo: la dimensione delle imprese, la concorrenza, le infrastrutture, le tasse, la burocrazia. Per affrontare queste sfide «Il Paese ha bisogno di essere governato» ha tagliato corto il leader degli industriali; bando perciò ad «alchimie, tattiche politiche e simili». Al contempo il paese non può permettersi un anno intero di campagna elettorale, visto il costo politico ed economico di quella appena conclusasi; e ad un governo non in grado di governare è preferibile l’opzione delle elezioni anticipate, secondo Montezemolo. Ciò, beninteso, non «per favorire uno o l’altro schieramento», ma nell’interesse primario del rilancio delle imprese italiane: «Confindustria non si fa tirare da giacca da nessuno, e giudicherà sulla base dei risultati concreti, non delle belle intenzioni».
Tre sono secondo il leader confindustriale le cose da fare, e da fare
«immediatamente»: abolire l’Irap, «giudicata iniqua persino dall’Unione Europea», intervenire sul "cuneo fiscale", ossia ridurre la percentuale dei redditi da lavoro dipendente che finisce nelle casse dello Stato (rendendo il costo del lavoro italiano il più alto, in proporzione, d’Europa), e sostenere con opportuni incentivi fiscali le fusioni tra piccole e medie aziende per meglio sostenere la spallata della concorrenza. «Su questi temi il governo deve decidere: non c’è più tempo da perdere».
E proprio sul tema della mancata concorrenza che soffoca il Paese Montezemolo ha avuto parole particolarmente dure. «In Italia manca la concorrenza nei settori dei servizi e delle professioni: basti pensare che paghiamo l’energia un buon 30% in più che nel resto d’Europa. Come si può chiedere alle imprese di competere con simili fardelli sulle spalle? E per giunta Stato ed enti locali rimettono le mani sull’economia tramite strumenti come Sviluppo Italia o le ex municipalizzate». La richiesta di rimuovere i "fardelli" che gravano sulle imprese è andata a colpire il livello della tassazione, ma anche la burocrazia, che fa perdere tempo e denaro agli imprenditori: «bisogna velocizzare i tempi dei rimborsi fiscali e dei pagamenti dovuti dalla pubblica amministrazione alle impresel» ha detto Montezemolo. In questa ottica va letta anche la richiesta di migliori infrastrutture («Meno annunci di cantieri aperti e più opere finite») al servizio di un tema chiave dell’economia come la logistica.
Anche dall’Europa Montezemolo si attende un segnale chiaro a difesa dei prodotti comunitari: «No al protezionismo, sì ad una giusta protezione e soprattutto alla reciprocità delle regole negli scambi con la Cina. L’Unione Europea ha una sola leva su cui manovrare, quella commerciale: ebbene la utilizzi». Sul versante finanziario, il numero uno di Confindustria ha invitato il sistema bancario italiano a «dare i soldi a chi ne ha bisogno per realizzare un’idea, non a chi li ha già», e ha concluso perorando la causa del Mezzogiorno, non in chiave di assistenzialismo ma di sviluppo dell’industria turistica.
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