Carcere, situazione esplosiva: «La direttrice se ne vada»
La deputata di Rifondazione Comunista Graziella Mascia ha visitato il carcere cittadino. La rabbia degli agenti di polizia penitenziaria, in agitazione da mercoledì
«In questo carcere non c’è alcun percorso di recupero del detenuto, la gestione non va certo in questo senso». È duro e senza mezzi termini il giudizio di Graziella Mascia (a destra nella foto con Giovanni Martina), deputata di Rifondazione Comunista, che nel pomeriggio di oggi ha visitato il carcere di via per Cassano, incontrando anche gli agenti di polizia penitenziaria in agitazione fin da mercoledì mattina. Questi ultimi oggi alle 15 hanno interrotto la loro protesta, ma non lo stato di agitazione: hanno in programma tre assemblee con tutto il personale (circa 250 persone in tutto) nella giornata di venerdì 3 giugno, al termine delle quali si procederà eventualmente con ulteriori iniziative. L’intervento dell’onorevole Mascia è stato richiesto da Annibale Izzo dell’Osapp con l’appoggio di tutti i colleghi, nell’ambito delle iniziative di protesta sindacale.
Con Graziella Mascia c’era Giovanni Martina, ex consigliere regionale di Rifondazione che si è spesso occupato della situzione del carcere di Busto Arsizio. «Da anni denunciamo le condizioni di questo carcere, dove anzichè procedere verso la vivibilità si va nella direzione opposta. La direttrice non mostra alcuna disponibilità al dialogo ed al confronto, anzi sembra volersi dimostrare sempre più cattiva. Basti pensare ad episodi come il detenuto cui viene negato da settimane lo sblocco di 100 euro da inviare alla famiglia… Queste sono cattiverie gratuite e senza senso». Martina, di fronte alle critiche di alcuni agenti – «quando si parla di detenuti si corre subito, ma quando si tratta degli agenti di polizia penitenziaria?» – ha ribadito la solidarietà di Rifondazione Comunista (presente anche con il capogruppo in consiglio comunale Antonello Corrado) con gli agenti e con la loro protesta, rivolta contro gli abusi e l’atteggiamento antisindacale della direttrice Ciampoli, «che degli accordi sindacali fa carta straccia».
La direttrice, peraltro, non ha voluto incontrare i visitatori del carcere, e con l’aria che tira forse è stato meglio così. «Questa direttrice deve andarsene, e non si illuda, non molleremo la presa finchè chi di dovere non l’avrà rimossa dall’incarico» ha avvertito Martina; «deve proprio fare un altro mestiere, non vogliamo solo spostare il problema altrove!» ha commentato invece l’onorevole Mascia. Infatti ad Aosta, nei pochi mesi in cui era stata inviata a dirigere il locale carcere di Brissogne, la Ciampoli era riuscita a mettersi contro tutti, ha ricordato Martina, fino ad essere condannata al termine di una causa contro alcuni agenti dell’istituto di pena valdostano.
L’onorevole Mascia è apparsa preoccupata: «È la prima volta che il problema di un carcere è costituito da una persona, e segnatamente la direttrice. Ne ho visitate tante di carceri, da un capo all’altro d’Italia, e quasi sempre ho potuto citare la buona volontà della direzione tra gli elementi che consentivano di mantenere un minimo di decoro e di vivibilità a dispetto della continua riduzione di fondi e mezzi all’amministrazione penitenziaria. Qui il problema è diverso, e provvederò quanto prima ad organizzare un incontro
con il provveditore regionale alle carceri Pagano e a presentare una interrogazione urgente in uno dei prossimi question time alla Camera». Una? Meglio due, come spiegano gli agenti: «In Italia per fare notizia bisogna essere dei detenuti, c’è più rispetto per loro che non per noi agenti. Voi giornalisti, in particolare, siete una massa di ignoranti,anche al telegiornale ci chiamate guardie o secondini, mai agenti
di polizia. Onorevole Mascia, fatene per favore due di interrogazioni, una per i detenuti e una per noi, che abbiamo problemi di altro tipo rispetto ai loro».
Gli agenti sono nervosissimi, e c’è chi davvero non ne può più: «In 25 anni di servizio mai una volta ho visto parlamentari venire a preoccuparsi delle nostre condizioni, sempre e solo di quelle dei detenuti. È proprio vero che l’onestà da noi non paga. ». In verità lo sfogo, amaro, di alcuni agenti, nulla toglie all’impegno profuso da Martina anche in favore dei dipendenti dell’amministrazione penitenziaria, come l’ex consigliere regionale ha tenuto a precisare. È vero comunque che il clima di paura serpeggiante tra gli agenti, che temono di essere trasferiti d’imperio, con armi, bagagli e famiglia, a mille miglia di distanza se si espongono, ha in qualche modo frenato un’adesione più esplicita ed aperta ad una protesta condivisa da tutti.
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